Monofilm: dal windsurf agli skiff

crossover-windsurf-sail-21433-8073968

Vele

Monofilm: dal windsurf agli skiff

Il tipo di poliestere detto monofilm con il quale si realizzano le vele da windsurf è un tessuto ad alte prestazioni, leggero e tecnologico, ma anche piuttosto sensibile a tagli e abrasioni e soprattutto non sopporta i raggi Uv. Ora hanno cominciato a usarlo anche derive, skiff e cat.

 Se vedete una vela trasparente, piuttosto rigida e dal profilo alare, è molto probabile si tratti di un monofilm. Derivato dal poliestere, questo tessuto plastico è ancora oggi il materiale più utilizzato per le vele da windsurf. Tra le sue qualità infatti c’è la stabilità di forma, molto utile laddove l’armo delle tavole a vela prevede un boma tipo wishbone su cui non si inferisce la vela, ma la si fissa soltanto alla bugna, e un numero limitato di regolazioni, caricabasso e bugna. Una volta settata al meglio in funzione della forza del vento la vela a terra (anche se a volte è possibile anche in navigazione), non serve altro: basta cazzarla o lascarla nelle varie andature in planata, quasi fosse una sorta di acceleratore (e timone). Inoltre è trasparente, quindi garantisce al rider la massima visuale sia in andatura che durante le manovre.

APERTURA

 Monofilm evoluti tra X-Ply e Kevlar

Le prime applicazioni sulle tavole a vela da parte di marchi storici del settore, gli statunitensi North Sail e Neil Pride, si diffusero a metà degli Anni 80, vera e propria età dell’oro del windsurf che dalle isole Hawaii (Usa), ben presto si diffuse su tutte le spiagge del mondo. Ancora oggi le velerie specializzate adottano largamente il monofilm, in vari tipi di grammature, anche se lo affiancano a materiali più resistenti ed evoluti, come l’X-Ply, un poliestere rafforzato da una tramatura in Kevlar,  nuovi tipi di Dacron più leggeri o ancora i tecnologici laminati.

 55l104

Il sole “cuoce” le vele

Il difetto principale di questo materiale infatti è che è piuttosto delicato: abrasioni e tagli sono sempre in agguato, ma anche cadere sopra alla vela magari durante un salto o una manovra errata può causare squarci irrimediabili del tessuto. Inoltre soffre molto i raggi Uv, per cui se esposto al sole per lungo tempo, il monofilm letteralmente si cuoce e, comunque dopo un po’ si opacizza diventando più fragile.

 nacra-17-olympic-catamaran-1

Derive, skiff e catamarani che adottano il monofilm

Soprattutto per questi limiti il monofilm, che pure è un tessuto ad alte prestazioni, non ha mai trovato una grande diffusione tra le derive, dove oltre al classico Dacron, si preferisce usare il Mylar, materiale simile al monofilm, ma più versatile e robusto. Con qualche eccezione naturalmente. Il monofilm viene adottato di serie infatti sull’O’pen Bic (versione 4,50 mq da regata), sul Twiner (vele da 5,50 e 6,50 mq sempre race), su alcuni prototipi gonfiabili come il Tiwal 3.2 e il Minicat 420, oppure ancora su alcuni catamarani sportivi, tipo il Nacra 570 Fun, infine viene sperimentato su alcuni tipi di skiff, per esempio il Moth.