Tony Cili

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Intervista

Tony Cili, l’arte del surf a 360 gradi

Uno dei più forti kiter italiani, campione nazionale waver, si racconta in questa intervista: il suo amore per il mare e il suo essere surfista, i viaggi lungo costa, lo studio delle previsioni, la ricerca dell’onda perfetta, le gare e gli allenamenti in Italia e all’estero.

Una delle discipline del kitesurf più spettacolari e appaganti è sicuramente il wave riding strapless, ossia l’arte di surfare le onde a bordo di una tavola senza strap. Complici alcuni campioni mondiali, come Mitu Monteiro o Airton Cozzolino, che hanno letteralmente inventato e allargato i confini di questo sport, negli ultimi anni sono aumentati esponenzialmente non solo il numero di praticanti, ma anche le competizioni dedicate a questa disciplina.

In Italia uno degli interpreti migliori del wave style è un ragazzo calabrese, si chiama Tony Cili, un nome d’arte (in realtà è Antonio Ciliberto) guadagnato sul campo, anzi in spiaggia, dove praticamente vive tutti i giorni. Nato a Crotone, classe 1988, Tony Cili fa parte del Team Rrd (Roberto Ricci Design) e da un paio d’anni prende parte al circuito di gare nazionali e mondiali. Nel 2015 ha conquistato il titolo italiano di categoria e quest’anno proverà a difenderlo. Capelli lunghi bruciati dal sole e un sorriso contagioso, Tony è in realtà una persona umile, genuina, che nonostante gli studi fuori sede e le possibilità di una carriera professionale diversa, ha deciso di tornare nella sua terra e rimanere a stretto contatto con la natura. Tra una session e l’altra ci ha rilasciato questa bella intervista sulla sua passione per il mare e gli sport acquatici.

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– Tony, puoi raccontarci il tuo rapporto con il mare?

«Il mare è la mia vita. Sono nato a Crotone, una città di mare e quando mi sono trasferito a Bologna per studiare all’università ho vissuto con sofferenza questo distacco forzato perché avevo la sensazione di perdere gli anni migliori della mia vita per vivere la spiaggia e dedicarmi agli sport acquatici. Nello stesso ambiente universitario ero considerato da tutti il surfista pazzo che nei week end era disposto a macinare chilometri in treno o in macchina per raggiungere le spiagge della costa romagnola o di quella toscana a caccia di vento e onde, spesso quando c’erano perturbazioni in corso per approfittare delle mareggiate. Quando ho terminato gli studi non ci ho pensato due volte a ritornare nella mia terra e tra carriera e passioni ho scelto queste ultime, come dire, ho scelto la natura».

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– Quando hai iniziato a cavalcare le onde?

«In realtà abbastanza tardi. La mia prima disciplina è stata il windsurf che ho iniziato a praticare all’età di 14 anni. La tavola a vela era lo sport del momento e all’epoca a Crotone c’era un bel gruppo di appassionati. In quegli anni ho imparato a conoscere gli spot della mia zona e quando presentavano onde consistenti ho iniziato a uscire anche con il surf da onda. Poi siccome le condizioni ottimali per il surf erano rare e invece a Crotone il vento tra i 14 e i 18 nodi non manca mai, ho deciso di iniziare anche il kitesurf ma utilizzando subito il surfino al posto della tradizionale tavola bidirezionale. Da qualche anno quando ci sono onde non troppo grandi e potenti mi diverto moltissimo anche a utilizzare lo Stand Up Paddle. Il mio obiettivo è stare in acqua il più possibile sfruttando tutte le condizioni».

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– Come sei passato all’agonismo?

«Si è trattato di un passaggio naturale per me: quando ho raggiunto un certo livello in acqua mi è venuta voglia di misurarmi con gli altri. Tra tutti gli sport acquatici che pratico ho scelto proprio il kitesurf strapless perché qui in Italia è la disciplina che mi consente di allenarmi più spesso. Alla mia prima gara nel 2014 sono arrivato terzo, poi alla seconda ho conquistato il primo posto, poi ancora un primo posto, ci ho preso gusto e alla fine l’attività agonistica è diventata uno dei miei principali obiettivi evolvendosi di conseguenza. Sono capitato anche al momento giusto perché in questi ultimi anni il kitesurf wave è letteralmente esploso sia a livello di praticanti che di gare».

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– Quali sono i tuoi spot favoriti per gli allenamenti?

«Guarda sugli spot, senza modestia, potrei scrivere un libro. Sono anni che studio la costa girando con il mio furgone armato di carte nautiche e gps e inseguendo le previsioni meteorologiche a caccia dell’onda perfetta. Spesso del surf si guardano i video e le immagini di session meravigliose, ma poco si racconta di questo lavoro certosino che c’è dietro, fatto di studio ed esplorazione delle coste osservando la direzione del vento, l’orografia di spiagge e baie, la presenza di scogli o secche. Quando ho cominciato nel mio territorio non c’era una grande cultura surfistica o una mappatura degli spot, per cui ero completamente da solo a cercare di capire il posto migliore per uscire in base alle condizioni meteomarine. All’inizio andavo a Catanzaro dove c’erano altri surfisti, poi mi sono messo in testa che anche a Crotone dovevano esserci spot adeguati e piano piano sono andato a scovarli. Avevo ragione, ho scoperto dei tratti di costa che offrono condizioni che non hanno nulla da invidiare alla Sardegna, onde destre e sinistre di ottima qualità. Questa ricerca continua ancora oggi. L’ultimo spot che ho scoperto è stato poche settimane fa: si trova in località Scifo e lavora in maniera molto interessante con vento off shore da Nord e mare in scaduta di Scirocco».

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– Lo scorso ottobre in Sardegna sei stato tra i protagonisti del Sardinia Grand Slam, campionato mondiale di Freestyle e Big Air. In quest’ultima disciplina ti sei classificato al 4° posto. Sei soddisfatto?

«Direi di sì, il Big Air non è esattamente la mia disciplina anche se in passato mi sono dedicato ai grandi salti old school, ossia rimanendo agganciati con l’ala al trapezio. Sono stato premiato dalla costanza perché i punti accumulati nelle gare in Sardegna si sono accumulati a quelli della tappa precedente in Cina alla quale avevo partecipato. Laggiù nelle gare wave ero stato sfortunato, avevo rotto una pinnetta e perso punti, così ho deciso di iscrivermi al Big Air. Sono contento perché a Porto Pollo abbiamo trovato condizioni molto impegnative con vento forte ma estremamente rafficato e non era facile in gara sorprendere i giudici».

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– In questo 2016 sei entrato a far parte del Citroën Unconventional Team, di che si tratta?

«Sì il brand motoristico francese quest’anno per lanciare i suoi modelli sportivi ha creato un progetto formato da atleti che si distinguono per la loro personalità e il loro stile di vita che li ha portati a primeggiare a livello mondiale nelle loro specialità. Io rappresento il kitesurf, poi ci sono Vittorio e Nico Malingri per la vela, Matteo Iachino per il windsurf, Alessandro Marcianò per il big surf, Alberto Maffei per lo snowboard, Iuri Furdui e Jacopo Carozzi per lo skateboard. Siamo un bel gruppo di gente un po’ fuori di testa».

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– Oltre a seguire le gare del circuito nazionale e internazionale, ti dedichi anche all’insegnamento. Ti piace?

«Sì, attualmente collaboro come istruttore con il Club Velico Crotone che è uno dei più prestigiosi del Sud Italia, mentre fino a poco tempo fa lavoravo presso l’Hangloose di Gizzeria. Qui a Crotone in particolare seguo un gruppo di ragazzi, alcuni dei quali cerchiamo di avviarli all’agonismo nelle discipline Wave, Racing, Freestyle e Big Air. Per me è una bella esperienza e nonostante sottragga un po’ di tempo ai miei allenamenti in realtà mi da grandi soddisfazioni».

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– Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti in gara?

«Tra novembre e dicembre mi aspetta la tappa finale del Campionato Italiano Kitesurf Wave in Sardegna dove cercherò di difendere il titolo. Al momento come ranking sono in terza posizione. Vedremo cosa succede. Nelle competizioni wave può accadere veramente di tutto perché al di là della tua condizione fisica hai pochi minuti per esprimerti al massimo e le condizioni meteomarine vanno interpretate di volta in volta. Non sempre vince il più forte, ma magari quello più concentrato, più costante o semplicemente quello che si trova nel posto giusto al momento giusto. Tutto sta nel saper improvvisare al meglio. Del resto a me queste gare piacciono proprio per questo».