Ruben Lenten, il mio kitesurf estremo e la droga dei Megaloop

Ruben Lenten, il mio kitesurf estremo e la droga dei Megaloop

La storia di un rider spericolato, fuori dagli schemi, che ha spinto oltre i limiti di questo sport. Pioniere del Big Air e ossessionato dai Megaloop, ha messo da parte il kitesurf delle gare incomprensibili e degli allenamenti robotizzati e ha scelto una nuova dimensione: quella estrema dei salti folli con venti da tempesta.

Nella scala di Beaufort che misura la forza del vento e il relativo stato del mare ci sono 12 gradi. Si parte dal grado zero della calma piatta e via via che i venti aumentano si arriva fino al 12° grado che corrisponde all’uragano. Poco prima, al 10° grado c’è la tempesta, quando il vento soffia dai 48 ai 55 nodi e si crea uno stato del mare che nella tabella redatta alla fine del 1800 dall’ammiraglio britannico Francis Beaufort viene descritto così: “Onde molto alte, sormontate da lunghe creste che si rompono e formano spruzzi vorticosi di schiuma risucchiati dal vento. Il mare ha un aspetto biancastro e la visibilità è molto ridotta”.

Con queste condizioni la Guardia Costiera lancia l’allerta maltempo e in mare nessuno si sogna di uscire. Nessuno, eccetto lui, Ruben Lenten, un kiter estremo che aspetta solo momenti come questi per entrare in acqua e godersi la tempesta. La vita per lui inizia a 40 nodi, o meglio, dal 10° grado della scala di Beafourt, come dice il suo cognome Len10 che ormai da diversi anni è anche il suo marchio.

Faccia da bravo ragazzo e indole punk

Conosciuto in tutto il mondo per il suo stile esplosivo, le session spericolate e la ricerca ossessiva di adrenalina, l’olandese Ruben Lenten è stato tra i pionieri del kiteboarding spinto ai suoi limiti estremi, dalle uscite in condizioni meteo proibitive, ai trick più acrobatici, ai salti mozzafiato strappati alla forza di gravità. Quando è apparso sulla scena internazionale all’inizio degli Anni 2000 con la sua faccia da bravo ragazzo, il capello biondo spettinato e la sua indole trasgressiva lo chiamavano “The Biggest Punk” oppure “The Dutch Destroyer” o ancora “The Master of Extreme”.

Ha di fatto rubato la scena a tutti i rider della sua generazione quando una delle manovre più radicali, spettacolari e rischiose di questo sport è diventata la sua più feroce ossessione: il kiteloop. Quanto potente può essere il tiro di un kite? Qual’è la trazione massima che può ricevere un rider? Quanto grandioso e al tempo stesso rischioso può essere un salto? La risposta si ottiene proprio tirando un kiteloop.

 

Megaloop micidiali, il suo marchio di fabbrica

Come dice il nome stesso, questa manovra consiste nel far compiere al kite un loop appunto, ossia una rotazione di 360 gradi che si esegue dopo avere staccato un salto abbastanza alto. Il loop del kite avviene in piena power zone, ossia la sezione centrale della finestra di volo e sviluppa una potenza fino a 5 volte maggiore dell’ala rispetto al suo tiro normale. Il risultato è che il rider, che già si trova a 5-8 metri di altezza, viene risucchiato dal kite con un’accelerazione gravitazionale impressionante, come se fosse sparato da un cannone, e compie un salto orizzontale rispetto all’acqua che gli permette di rimanere in volo diversi secondi e atterrare dopo decine e decine di metri. Una magia, una vertigine e una botta di adrenalina. «La sensazione del kiteloop è qualcosa che da dipendenza perché ti permette di volare – spiega Ruben – una volta che impari a controllare il kite, ti concentri per arrivare al salto a tutta velocità, cerchi un’onda che ti fa da trampolino e decolli il più potente possibile in modo da volare più in alto che puoi. Quando poi sei lassù è puro godimento fino a che non atterri, sempre in piena planata, e anche quello dà grande soddisfazione».

Ruben Lenten ha fatto sua questa tecnica e fedele al suo istinto di rider spericolato l’ha portata semplicemente oltre: sperimentandola in condizioni sempre più radicali con venti sui 40-50 nodi ha inventato il cosiddetto megaloop, ossia come dice lui stesso “un kiteloop più grande, più potente e ancora più impressionante”. Da quel momento il megaloop è diventato la sua firma d’autore, il suo marchio di fabbrica ammirato e imitato da colleghi e fans. Ancora oggi per tutti Ruben Lenten è The King of Megaloop.

Per me il kitesurf è una droga

Il megaloop è tanto spettacolare quanto rischioso. Perdere il controllo dell’ala a oltre 20 metri di altezza significa schiantarsi in acqua con conseguenze disastrose. Nel 2016 al rider inglese Lewis Crathern è successo proprio questo e dopo avere perso conoscenza e rischiato di affogare, è stato salvato sul filo di lana dopo una settimana di coma. Rischi con cui convivono i kiter estremi come Lenten.

A chi gli chiede di descrivere il suo rapporto con il kitesurf il rider olandese risponde deciso: «Io sono a tutti gli effetti un kite-dipendente. Per me è una specie di droga in senso buono che mi permette di sfogare le emozioni e tutta la mia energia. Come ci sono segnali di vento in vista, mollo tutto e vado a surfare. Fin da quando ho cominciato a praticarlo nell’adolescenza mi hanno catturato subito le potenzialità e i fattori in gioco di questo sport, l’adrenalina, la sfida, ed è come se non ne avessi mai abbastanza».

 

Le prime planate sulla spiaggia di Noordwijk

L’incontro con il kitesurf arriva molto presto per Lenten. Nato il 30 marzo a Noordwijk, una cittadina sul mare a circa 20 minuti a Sud di Amsterdam, Ruben è un bambino irrequieto, abituato a stare sempre all’aria aperta, come la maggior parte dei bambini olandesi ed già piuttosto indipendente. I suoi genitori divorziano quando lui ha appena 4 anni. Passa la maggior parte del tempo nella spiaggia vicino casa a giocare insieme agli amici con i powerkite, dei piccoli kite cassonati a due linee con i quali si fanno trainare a bordo di buggy autocostruiti. Si tratta di uno sport ancora molto diffuso lungo quelle coste spazzate dal vento, dove quando la marea si ritira lascia centinaia di metri di spiaggia libera dal fondo umido e sufficientemente duro per far scorrere a tutta velocità le ruote di questi mini carri a vela.

Il primo kite gonfiabile Ruben lo vede nel 1998 nelle mani di alcuni ragazzi più grandi che lo usano per navigare a bordo di tavole strette e lunghe. La curiosità è tanta e gli chiede di provarlo. «Ho capito subito cosa volevo fare – racconta – ma il mio apprendistato è stato tutt’altro che semplice. Mi ci è voluto un sacco di tempo per salire sulla tavola e fare i primi bordi. Ricordo che solo dopo tre mesi sono riuscito a navigare per la prima volta. Mi sentivo impacciato e mio padre mi seguiva in bicicletta dalla spiaggia mentre scarrocciavo. Ma è stato grandioso!».

Un salto dalle dune, l’inizio dell’avventura

Una volta padroneggiata la planata e conquistato il controllo del kite, Ruben è subito attratto dalla dimensione verticale della disciplina, ossia la possibilità di saltare. Anche lì tuttavia ci vuole tempo per prendere le misure. Il ricordo del primissimo salto è ancora stampato nella sua memoria: «Era il 1998 e utilizzavo un delta kite a due cavi con cui cercavo di lanciarmi dalle dune. Quel giorno c’era un bel vento, ho decollato il kite e ricordo di aver fatto un salto enorme prima di atterrare con la faccia sulla sabbia. Quell’ala era piuttosto potente e io ero solo all’inizio dell’avventura».

Di lì a breve Ruben perfeziona la tecnica del salto e già nel 2002 sperimenta i primi kiteloop durante una delle prime competizioni a cui prende parte, il North Sea Open del 2003 che si svolgeva in Belgio: «Avevo un kite di 7 metri e c’erano venti ruggenti – rievoca – bei momenti comunque e grandi schianti in acqua!». Ruben ci prende sempre più gusto con salti e manovre e la voglia di misurarsi con gli altri diventa il suo obiettivo. Ormai si allena tutti i giorni e trova anche nuovi spot lungo la costa olandese o all’estero dove affrontare condizioni diverse e più impegnative.

 

A 16 anni nel circuito mondiale Freestyle

A soli 16 anni nel 2004 prende parte per la prima volta al Circuito Mondiale PKRA, la vetrina più importante a livello internazionale dove si sfidano i rider più forti del momento. Nell’ambiente agonistico in quegli anni l’attenzione è tutta per il Freestyle, disciplina molto spettacolare in cui gli atleti si sfidano a coppie e vengono giudicati in base alle manovre che riescono a chiudere all’interno di un campo di regata e in un periodo di tempo circoscritto. All’epoca la disciplina è ancora tutta da scrivere ma già molto vivace a livello di figure, di stile, di tecnica, basta una manovra nuova per aggiudicarsi una heat, insomma l’ambiente è in pieno fermento e ogni giovane atleta vuole sfruttare questo scintillante trampolino di lancio.

Ruben Lenten si ritrova così spalla a spalla con i campioni mondiali che sono per la categoria maschile un giovane rider argentino, Martin Vari, che si è aggiudicato lo scettro nel 2001 e nel 2003, mentre tra le ragazze spicca la neozelandese Cindy Mosey (vincitrice nel 2002 e nel 2003), un’ex campionessa di ginnastica artistica, sopravvissuta peraltro pochi anni prima a un gravissimo incidente aereo durante una trasferta della sua squadra al campionato nazionale.

Il talento di Ruben Lenten è già cristallino e gli consente di mettersi subito in mostra in quelle sfide fino all’ultimo Handle Pass: nel 2004 sale sul terzo gradino del podio mondiale e l’anno successivo conquista addirittura il secondo posto assoluto. A vincere in quegli anni è il suo amico e compagno di allenamenti Aaron Hadlow, un vero asso del Freestyle che dominerà il PKRA per i 4 anni successivi, ma la stella di Ruben Lenten brilla sempre più forte.

In realtà a partire dal 2005 c’è un’altra competizione che infiamma il cuore del re del Megaloop. Si chiama Red Bull King of the Air ed è una gara sponsorizzata dalla celebre azienda austriaca di bevande energetiche che si disputa dal 1999 e che è dedicata esclusivamente ai salti: vince chi è capace di volare e rimanere in cielo il più a lungo possibile sfruttando la potenza del vento, delle onde e del kite naturalmente, grazie a manovre esagerate come il kiteloop.

Alle Hawaii batte un mito: Robby Naish

Ruben si iscrive all’evento che quell’anno si svolge a ottobre in uno spot epico, la spiaggia di Kanaha Beach, sull’isola di Maui (Hawaii). In gara ci sono 32 uomini e 8 donne, tra cui veri fuoriclasse come la leggenda del surf Robby Naish, Jesse Richman, Clinton Bolton, Charles Deleau, Antoine Jaubert, mentre tra le ragazze c’è Morgan Skiperdene, Jalou Langeree, Kristin Boese, Julie Simsar e la fortissima Susi Mai, campionessa in carica che poi confermerà il titolo.

Ruben Lenten non s’intimidisce neanche un po’ di fronte a quei campioni e anzi macina gli avversari heat dopo heat fino alla finale, dove a sorpresa riesce a battere il mitico Robby Naish e a conquistare la corona del vincitore. «Robby è un’icona di questo sport ed essere riuscito a batterlo in questo evento speciale mi rende entusiasta – dichiara Ruben a fine gara – a un certo punto il vento è un po’ calato ed ero sottoinvelato, poi ho visto il kite di Robby cadere in acqua e lui perdere secondi preziosi per rilanciarlo e ho sorriso. Sono stato fortunato».

Non sono un robot, il Freestyle mi fa schifo

Quella vittoria per Ruben Lenten rappresenta un traguardo importante, l’apice del suo curriculum agonistico, ma determina anche una svolta decisiva nella sua carriera di atleta professionista. Lui nel profondo si sente un soul rider, non un freestyler. L’anno successivo dopo un infortunio che lo costringe a un lungo stop decide infatti di abbandonare definitivamente le competizioni di Freestyle, allontanarsi da quell’ambiente, dalle tensioni, dagli allenamenti robotizzati e soprattutto da quella deriva sbagliata che secondo lui sta prendendo la disciplina: manovre sempre più tecniche e incomprensibili ai non addetti ai lavori, parametri dei giudici inadeguati, location che accontentano più gli sponsor che le esigenze degli atleti.

La sua scelta spiazza tutti, colleghi, brand, organizzatori, ma Ruben è determinato. «Non ero più molto motivato a competere – spiegherà successivamente – avevo bisogno di sentirmi libero e praticare il kite nel mio stile invece che affrontare lunghi viaggi per raggiungere destinazioni non sempre all’altezza e ripetere le stesse manovre all’infinito dentro un campo di gara, per giunta in condizioni spesso inadeguate. Il Freestyle in questi anni è molto cambiato e va in una direzione che a me personalmente non piace. I giudici di gara danno spazio all’innovazione ed è giusto, ma si vedono cose orrende prendere punti».

La voglia di libertà e la sfida contro la gravità

Il cambio di rotta di Ruben Lenten in realtà parte dalla presa di coscienza di ciò che veramente ama fare in acqua: uscire in condizioni radicali, cercare i 40 nodi e domarli con vele piccole di 6-7 metri quadrati che decolla da solo in piena power zone. Vincere il titolo di King of the Air lo spinge a coltivare il suo stile personale di freeriding aggressivo, senza compromessi, ispirato solo dall’istinto e dalla voglia di adrenalina. Ai circuiti internazionali di gare ormai sempre uguali a sé stesse, preferisce la sensazione di libertà che gli infonde il kitesurf. Se proprio deve scegliere, il Big Air è la sua disciplina. Il suo motto diventa “ride hard and fly high”, una filosofia che contagia centinaia di giovani kiter.

Dedicarsi al kitesurf estremo significa inseguire le perturbazioni, studiare i bollettini meteorologici, aspettare le allerte della Guardia Costiera, ma anche scegliere un home spot adeguato. Lenten non ha dubbi, quel posto è Cape Town, in Sud Africa. La location è una delle più apprezzate al mondo da surfer, windsurfer e kiter sia per la qualità e la versatilità delle condizioni che per il movimento della tribù dei rider che su queste spiagge trova sempre possibilità di espressione e scambio.

Cape Town, la sua seconda casa

Qui da ottobre a marzo, durante l’estate africana, i venti da Sud e Sud Est soffiano ogni giorno con una media di 25-30 nodi e nelle giornate migliori superano facilmente i 40 nodi. Quasi tutti gli atleti professionisti prima o poi vengono ad allenarsi su queste spiagge. La costa attorno Cape Town offre oltre 30 spot che offrono condizioni di acqua piatta oppure onde fino a 3 metri di altezza: Sunset Beach, Table View Kite Beach, Scarborough, Doodles Beach, Muizenberg, Langebaan Lagoon, Brandvlei, Witsand. Poi c’è la celebre Big Bay Blouberg dove ormai si disputa stabilmente l’appuntamento più atteso dell’anno dai rider più estremi: il Red Bull King of the Air.

Ruben Lenten si trasferisce a Cape Town almeno due mesi l’anno. Il suo spot preferito diventa Dolphin Beach che dal pomeriggio al tramonto diventa il parco giochi di centinaia di kiter amanti del Wave, del Big Air e del Wake style. «Le onde e il vento di questa baia sono tra i migliori al mondo», confessa Ruben. È proprio su questa spiaggia che il rider olandese durante un allenamento in vista del World Tour 2006, a due settimane dalla prima gara, subisce il grave incidente che avrà notevoli ripercussioni sulla sua carriera e le sue scelte professionali. Dopo un salto esplosivo perde il controllo del kite e atterra con violenza nell’acqua. Nell’impatto la scelta di non indossare i boots ma i semplici footstrap sulla tavola gli costa cara e si lesiona la cartilagine della caviglia sinistra.

 

L’incidente e il cambio di vita

Resta in convalescenza per 8 mesi e in quel periodo di stop forzato riflette su sé stesso e i propri obiettivi: «All’inizio l’incidente è stato devastante – ricorda Ruben – ma dopo un po’ tutto ha cominciato ad avere più senso. Non sarei più stato concentrato a guadagnare punti in una gara, ma avrei solo fatto kite divertendomi. Quell’incidente ha spostato la mia attenzione dal Freestyle alle uscite in condizioni estreme nelle quali provare salti potenti solo per il gusto di farlo. Alla fine su questo stile ho costruito la mia carriera, quindi quell’incidente non mi ha fatto poi così male».

Chiamarsi fuori dal circuito mondiale e quindi di riflesso dalla visibilità che quegli eventi garantiscono, spinge Ruben Lenten a diventare promotore di sé stesso e del suo stile radicale. Bisogna raccontare al mondo che il kitesurf può raggiungere nuovi orizzonti con il giusto approccio e l’attrezzatura adeguata. A supportarlo ci sono il manager Bram van Vugt e i team dei suoi sponsor, Mystic e Slingshot.

Una follia da artista: il Pier Jump di Tarifa

L’occasione per tornare alla ribalta la trova nel maggio 2011 per un exploit da brividi che è entrato nella storia del kitesurf: il Pier Jump di Tarifa. Nella cittadina andalusa in un punto molto suggestivo lungo la costa c’è un pontile largo circa 40 metri che collega il continente all’isola di Las Palomas. Quest’isola rappresenta il punto più meridionale d’Europa e costituisce un territorio off limit gestito dal Ministero della Difesa spagnolo. Quel pontile di collegamento ha la particolarità di separare idealmente il Mediterraneo dall’Atlantico, come riportano i grandi cartelli immortalati dai turisti che lo visitano ogni anno. L’idea di Ruben quindi è semplice: passare dal Mediterraneo all’Atlantico saltando con il kite quel pontile.

L’impresa in realtà non è frutto di un progetto vero e proprio, ma viene piuttosto improvvisata sul momento sulla scia di una suggestione che Lenten aveva fin da piccolo. «Eravamo in quello spot a realizzare un photoshooting con la Mystic – racconta – e l’ultimo giorno il vento era piuttosto forte. Sono stato tante volte ad allenarmi in quel posto quando ero un ragazzino e l’idea di saltare quel pontile mi aveva sempre attirato. Quel giorno sembrava buono per provarci».

Tutti con il fiato sospeso

Il Pier Jump di Ruben Lenten è catturato in un video di 5 minuti girato dalla Deep Thought Production. La giornata è tipica di quel tratto di costa: sole, acqua vitrea con sfumature di verde e vento forte, ma estremamente rafficato. Ruben prima del salto si presenta in forma, eccitato, con il ghigno di chi sta per compiere una bravata. In realtà mentre annuncia quello che lo aspetta tradisce un po’ di tensione. L’angolo del vento rispetto all’ostacolo infatti non è proprio ottimale, inoltre il vento è rafficato e al momento del salto deve aspettare che sia il più possibile stabile per evitare buchi che sarebbero disastrosi durante la manovra. Mentre è sul pontile a studiare la linea migliore del trick, una collega, Bruna Kajiya del team Mystic, gli chiede se ha paura. Lui la guarda negli occhi e le dice: «No, non ho paura!», ma poi fa un’espressione, come a dire: “altro che se ce l’ho!”.

A un certo punto finalmente indossa la muta, prepara l’attrezzatura ed entra in acqua. Il pubblico è tutto in spiaggia, la tensione è palpabile. Dopo qualche bordo di riscaldamento, Ruben Lenten stacca il primo salto da sinistra verso destra: con una parabola maestosa e pulita supera il pontile di molti metri e atterra in piena planata dall’altra parte. Urla e applausi sono il meritato sfogo di chi ha trattenuto il fiato per tutto il tempo. Con la stessa facilità Lenten esegue una seconda volta il salto e, più rilassato, aggiunge anche un elegante back grab alla tavola.

Prima la gioia, poi il terrore

Tutto sembra andare liscio, ma il richiamo dell’adrenalina è troppo forte per Mr. Kiteloop e nel terzo tentativo sfiora il disastro. «Quando sono riuscito per due volte a chiudere la manovra saltando da sinistra verso destra ero super felice – racconta Ruben – ma mi piaceva l’idea di fare un Megaloop esattamente sopra il pontile, così ci ho provato ma dal lato opposto, cioè da destra verso sinistra. Una idea pessima. Da quel lato infatti ero svantaggiato e il salto era ancora più rischioso perché avevo un’ombra di vento che veniva da una grande statua sopravento. Quando ho saltato ho capito subito che il kite non aveva abbastanza potenza, ma ho tentato lo stesso il Megaloop e ho sfiorato il muro di pietra di appena 50 centimetri. È stata un’esperienza terrificante». Subito dopo il salto ha la faccia sconvolta e continua a scuotere la testa. Alla fine si fa il segno della croce e manda un bacio al cielo.

Nonostante il rischio corso, quell’exploit postato su Vimeo.com fa subito il giro del mondo e raggiunge migliaia di visualizzazioni. Il Pier Jump finisce per creare una sorta di filone dell’estremo con kiter che si cimentano in salti di pontili e altri ostacoli altrettanto spettacolari in tutto il mondo e c’è chi addirittura prospetta l’idea di creare un format di eventi appositi.

Lo Snowkite Cliff Jump: un volo di 100 metri

Anche se il rider olandese a Tarifa ha rischiato la pelle qualche mese dopo compie un salto ancora più estremo che lascia il mondo a bocca aperta. Questa volta lo scenario non è una spiaggia, ma la neve della Norvegia dove ogni anno si disputa il Red Bull Ragnarok, una delle gare di snowkite più dure al mondo lungo un percorso di 100 chilometri. Ospite dell’evento, Ruben Lenten decide di compiere quello che verrà ricordato come lo Snowkite Cliff Jump: in pratica deve saltare da un altipiano roccioso di circa 100 metri d’altezza, l’Haugastøl, e atterrare nella valle adiacente.

Le condizioni quel giorno sono tutt’altro che ottimali perché non c’è abbastanza vento. Ruben, però, come spiega prima dell’impresa, conta di prendere sufficiente velocità nella discesa con la tavola prima di spiccare il volo in modo da creare vento apparente al suo kite e avere la potenza sufficiente da permettergli di staccare un buon salto, quindi una volta in volo potrà cercare di controllare l’ala, come se fosse quella di un parapendio.

Giù in picchiata sfiorando le rocce

Nel video di quella che sembra una vera follia Ruben Lenten sembra preoccupato, ma è sorridente e spavaldo, come al solito. Alla fine si decide e con un team di supporto raggiunge a piedi la cresta dell’altopiano. Da lassù la vista della valle è mozzafiato e si vedono bene anche i pericoli a cui va incontro se non dovesse riuscire a saltare correttamente: distese di rocce, alberi innevati ed edifici di case e hotel dai tetti aguzzi, tipici di quelle zone.

Al primo tentativo non è abbastanza veloce, tenta comunque di saltare e per poco non si schianta sulle rocce sotto lo sguardo atterrito del pubblico. Respira, torna indietro e riparte. Al secondo tentativo sembra raggiungere una buona velocità durante la discesa e spicca un salto deciso. Da sotto, dove è raccolto il pubblico, sembra che sfiori più volte le rocce e si muova troppo lentamente. Un altro disastro è in agguato. Invece dopo una lunga cabrata, oscillamenti del kite e una specie di picchiata, riesce ad atterrare in un piccolo spiazzo di neve fresca cadendo a terra.

Ho paura anche io, ma devo farlo

«Non avevo la barra giusta con me – spiega più tardi – e anche le linee del kite non erano quelle appropriate, quindi mi sentivo un po’ inadeguato. Inoltre si trattava di una tecnica assolutamente nuova per me, così il primo tentativo è fallito miseramente. Quando ho provato la seconda volta sono riuscito finalmente a prendere le misure e ho chiuso la manovra, è stata un’emozione epica».

Come al solito per Ruben Lenten il fascino dell’adrenalina è più forte della paura che pure prova quando è in azione. «Essere famoso come kiter estremo è qualcosa che semplicemente è accaduto – racconta – io ho solo seguito il mio istinto che mi ha portato a compiere alcune esperienze ad alto tasso di adrenalina. Naturalmente la paura anche per me gioca un ruolo fondamentale, ma cerco di usarla per rimanere concentrato e prendere la decisione giusta nei momenti critici. La cosa che mi aiuta di più in assoluto è essere preparato, sia mentalmente che fisicamente. Io so esattamente cosa posso fare. Spesso la riuscita di un’impresa non dipende solo da me, ma dalle condizioni meteo marine oppure dai materiali e per ridurre al minimo i rischi cerco di curare questi fattori».

Wipe out tra le onde, salvo grazie a 3 Kiteloop

Nonostante per Ruben Lenten il rischio maggiore sia quello di schiantarsi dopo un Megaloop riuscito male, in realtà la situazione più drammatica in cui ha rischiato veramente di morire l’ha vissuta durante una session tra le onde. «Stavo partecipando a un servizio fotografico in Norvegia – ricorda – le condizioni erano potenti con vento forte da terra e onde grandi. A un certo punto ho cominciato a surfare una di queste onde, ma sono come inciampato nell’acqua e ho fatto un wipe out. Quando sono caduto il kite, senza più controllo, ha perso potenza e le linee, come avviene in questi casi, non avevano più tensione.

Io frullato dall’onda stavo per cadere proprio dentro i cavi con il rischio che mi si attorcigliassero addosso mentre ero sott’acqua e mi facessero annegare. Per fortuna, in tutto quel casino sono riuscito a capire dove stava volando il kite ed eseguendo ben 3 kiteloop per dare potenza all’ala sono riuscito a tirarmi fuori da quell’assurda situazione».

On the Loose, i rider così non si erano mai visti

Spinto dalla voglia di raccontare al pubblico la vita di un pro rider affamato di kitesurf estremo, Ruben Lenten nel 2011 realizza in collaborazione con l’agenzia Creative Monkeys e il supporto della Red Bull Media House una serie tv dal titolo On the Loose, alla quale chiama a partecipare anche il suo amico Aaron Hadlow. L’idea è quella di uscire dallo schema dei soliti action movie dedicati a vari rider che danno spazio esclusivamente all’azione in acqua, all’esecuzione di manovre super tecniche apprezzate solo dagli appassionati. C’è tutto un mondo dietro a un kiteboarder professionista, gli allenamenti, i viaggi, i photoshooting, il tempo libero, l’amicizia, lo stile di vita, elementi che in genere non vengono raccontati in questi video. Ruben mette in scena tutto questo confezionando sette episodi di 27 minuti ciascuno girati in varie location internazionali insieme al cameraman William Milne e al produttore Julian Kirchner. In alcune puntate vengono ospitati anche altri rider, come Susi Mai e Bruna Kajiya.

Le uscite radicali e la vita degli atleti

La serie viene trasmessa sul canale tv della Red Bull in paesi come Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Inghilterra e riscuote un successo enorme contribuendo non solo a diffondere il kitesurf estremo tra gli appassionati, ma anche lo stesso kitesurf come disciplina sportiva a un pubblico sempre più grande. Ruben Lenten successivamente perfezionerà questo tipo di format con altre serie fortunate, come Ten days with Len10, Chapter One o Chasing the Storm. «I punti di forza di questi video sono le nostre session in condizioni veramente radicali e alcuni megaloop davvero giganti, ma anche alcuni aspetti di me come persona – spiega Ruben – spero che guardando queste immagini la gente si senta ispirata a inseguire la libertà e l’avventura, a coltivare le proprie passioni e stare bene, a rimanere connessa con sé stessa, a uscire dalla comfort zone e vivere al massimo la vita con il sorriso in faccia».

Nel frattempo l’idea di kitesurf estremo sull’orlo dei 40 nodi e dello stile Big Air promosso dal circuito Red Bull si fa largo nell’ambiente delle gare. Quando va in scena il Red Bull King of the Air nella spiaggia di Big Bay a Cape Town si raduna un pubblico di 60.000 persone. Lo stesso PKRA, che non vuole rimanere escluso dal trend del momento, inserisce accanto alle heat di Freestyle, il format del Big Air. Ruben si sente sulla strada giusta, ma servono competizioni apposite, esclusive, per dare dignità e autorevolezza a uno stile radicale che trova sempre più consensi tra gli atleti e gli appassionati di kitesurf.

Megaloop Challenge: una sfida per rider estremi

Così nel febbraio del 2011 Ruben Lenten organizza a Blouberg Beach, in Sud Africa, la prima edizione del Len10 Megaloop Challenge, una gara dedicata al kitesurf estremo e alla sua massima espressione: il Megaloop. «Il kitesurf col vento fotonico e onde giganti per me è la nuova frontiera di questo sport, la più spettacolare e la più attraente – spiega Ruben – eventi come questo sono l’avanguardia. Saltare e volare dopo tutto sono fattori di grande divertimento e intrattenimento. Qui a fare la differenza con altri tipi di gare sono le condizioni meteomarine estreme, quindi occorre un periodo di attesa per avere il contesto meteo adeguato, ma ne vale la pena. Il formato di gara prevede 6 heat con quattro atleti in acqua ed è a eliminazione diretta, il peggiore va fuori e così via fino alle finali: facile da seguire, divertente e comprensibile da chiunque».

Il Len10 Megaloop Challenge rappresenta un’occasione per testare l’ambiente professionistico e vedere in concreto quanti sono gli atleti interessati a questa dimensione dello sport e soprattutto a che livello sono. Per partecipare alla competizione ogni aspirante concorrente deve mandare un video che immortala le sue abilità in acqua e alla fine in 24 si schierano sulla linea di partenza. Tra i giudici di gara ci sono lo stesso Ruben Lenten e il suo amico Aaron Hadlow, pronti a valutare i salti sulla base di un mix di parametri: altezza, potenza, stile, angolo del kite, rischi, entusiasmo e velocità. Quella prima edizione ha un successo inaspettato e incorona l’inglese Lewis Crathern che si porta a casa un assegno da quasi 1.000 euro e un photoshooting con il celebre fotografo di action sport Craig Kolesky. Ma soprattutto la vittoria dell’inglese all’epoca giovanissimo testimonia al mondo quanto è vivo il kitesurf estremo.

Ruben va veloce, poi la mazzata: “Ho il cancro”

La strada alla dimensione agonistica del kitesurf estremo è spianata e Ruben Lenten s’impegna negli anni successivi a fare nuovi proseliti tra gli amanti dello stile radicale. Sviluppa attrezzature, lancia linee personalizzate di kite, tavole e trapezi dedicati all’hard riding, mute con rinforzi speciali nei punti di maggior impatto, crea una App di allenamenti specifici per navigare in condizioni estreme, lascia la Slingshot ed entra nel team Best Kiteboarding e inoltre diventa testimonial del WooSport, un dispositivo digitale che si applica alla tavola e indica al rider in tempo reale a quale altezza sta saltando. Insomma la sua carriera continua a correre veloce, fuori e dentro l’acqua.

Poi la mattina del 26 agosto Lenten scrive questo post sul suo profilo Facebook: “Cari fratelli sorelle in tutto il mondo, ho alcune brutte notizie da condividere con voi e io stesso ancora non riesco a crederci. Ho il cancro. Non riesco a esprimere quello che sento”. Pochi secondi dopo la triste notizia fa il giro del pianeta lasciando attonito e incredulo il mondo del kitesurf e non solo.

Lo shock, il crollo, le urla

Il testo del messaggio prosegue spiegando come l’atleta ha scoperto di avere questa grave malattia. Si trovava con la sua ragazza Nikki van Asten a Los Angeles, in California, per passare qualche settimana con amici. Durante il soggiorno l’atleta olandese comincia ad avvertire un forte dolore al petto e alla gola e decide di fare un check up presso il St. Louise Hospital di Gilroy. Qui dopo essersi sottoposto a una serie di esami specifici, i medici gli trovano una massa scura di 9×9 centimetri tra il cuore e i polmoni, poi confermata essere un linfoma.

Gli amici organizzano un crowdfounding per pagare le cure mediche che dovrà sostenere, riescono a raccogliere 100.000 dollari e Ruben Lenten comincia i cicli di chemioterapia. «È stato uno shock, qualcosa di completamente inatteso – racconta Ruben – Quando mi hanno riferito la diagnosi sono crollato, ho pianto, ho urlato, ho pensato che la mia vita fosse finita. Sono andato avanti così per 10 minuti. Dopodiché ho cominciato a pensare come sempre positivo. Non è solo uno slogan per me, ma il mio atteggiamento verso la vita a cui devo tutti i miei successi.

Ho affrontato la malattia come un Megaloop

Prendiamo il megaloop, la mia manovra per eccellenza: quando stai per tirare un kiteloop a 15 metri di altezza ci riesci solo se dentro di te scacci via ogni dubbio che non ce la puoi fare. Per me è così ogni volta che cerco di imparare un nuovo trick: devo essere completamente convinto di riuscirci. Poi c’è anche l’approccio metodico che impari quando sei un atleta professionista: studi ogni dettaglio, valuti ogni incognita. Ecco, io ho iniziato la mia battaglia con il cancro come se avessi dovuto imparare una nuova manovra estrema. Ho studiato la malattia, ho elaborato con i medici le cure migliori, ho fatto stoicamente quello che dovevo fare. Alcuni giorni ho dovuto sforzarmi di non guardare nell’abisso. Poi ho deciso che semplicemente il cancro non faceva parte di me».

Nel 2016 dopo quasi un anno di cure Ruben Lenten sconfigge il cancro. Torna ad allenarsi, mangia sano, pratica yoga e meditazione, raggiunge una forma fisica come mai ha avuto prima e riprende il kitesurf da dove lo ha lasciato, anzi un po’ più in là. Crea un brand di attrezzature e di progetti tutto suo che chiama Twice as High, due volte più alto. Perché lui questo sport, come la vita, lo affronta così: con la potenza di un megaloop.

David Ingiosi

 

Fonti Interviste

 Ruben Lenten about his kiteboarding career, intervista a cura di Blog WindFinder pubblicata il 24 dicembre 2014 sul sito <http://blog.windfinder.com>.

Interview with Ruben Lenten – Kiteboarding as a Passion, intervista a cura di Dan Ezala per KiteHood pubblicata il 29 marzo 2013 sul sito <https://kitehood.com/blog/entry/interview-with-ruben-lenten-kiteboarding-as-a-passion>.

On the Road and On the Loose with Lenten and Hadlow, intervista a cura di Paul Lang per The Kiteboarder pubblicata il 16 febbraio 2011 sul sito <https://www.thekiteboarder.com/2011/02/on-the-road-and-on-the-loose-with-lenten-and-hadlow>.

Interview with Ruben Lenten, intervista a cura di WooSport pubblicata il 5 novembre 2014 sul sito <https://woosports.com/news/team/interview-with-ruben-lenten>.

10 reasons why Ten Days with LEN10 is unmissable, intervista a cura di Red Bull pubblicata il 18 maggio 2015 sul sito <http://www.redbull.com/en/stories/1331723705851/ten-days-with-len10-teaser-and-exclusive-interview>.

People: Ruben Lenten, intervista a cura di OutdoorRuae pubblicata il 3 agosto 2015 sul sito <http://outdooruae.com/people-ruben-lenten>.

Kiteboarding’s Biggest Punk: Ruben Lenten, intervista a cura di Paul Lang per The Kiteboarder pubblicata il 11 novembre 2009 sul sito <https://www.thekiteboarder.com/2009/11/kiteboardings-biggest-punk-ruben-lenten>.

I am Ruben Lenten, intervista a cura di Mystic Boarding pubblicata il 1 gennaio 2016 sul sito <http://www.mysticboarding.com/teamriders/ruben-lenten>.

7th Red Bull King of the Air, comunicato stampa del 12 ottobre 2005 pubblicato sul sito www.kiteforum.com/viewtopic.php?t=2320830>.

Ruben Lenten: always look on the bright side of life, intervista a cura di Alex Lisetz pubblicato il 1° aprile 2016 sul sito <https://www.redbulletin.com/int/en/sports/kite-surfer-ruben-lenten-on-how-to-solve-problems-through-positive-thinking>.