Riccardo Fumini

RICCARDO-FUMINI

Intervista

Riccardo Fumini, uno shaper di razza

Da diversi anni la Newind propone tavole e surfini da kitesurf. Dietro questo marchio italiano c’è Riccardo Fumini, classe 1965, uno shaper sulla breccia da molti anni che ha contribuito all’ideazione di alcune soluzioni tecniche tra le più innovative nel settore e che realizza tavole speciali, efficienti e belle esteticamente che hanno portato il suo piccolo laboratorio artigianale di Terni a essere conosciuto anche all’estero. In questa intervista racconta il suo lavoro.

– Riccardo da quando sei uno shaper di tavole da kite?

«Ho iniziato non appena il kitesurf arrivò in Italia grazie ad Alessandro Mazzucchelli, uno dei pionieri di questa disciplina nel nostro paese. Era il 1999 e all’epoca le tavole in pratica ancora non esistevano, gli chiedevo informazioni sulle linee, le tecniche costruttive, ma lui stesso ne sapeva ben poco. Io già costruivo le tavole da windsurf e avevo imparato a lavorare i compositi, lo facevo così per passione nel tempo libero quando ancora lavoravo alle acciaierie di Terni. Così quando iniziai a praticare il kite, mi venne naturale cimentarmi anche con quel tipo di tavole ancora tutte da sviluppare, in fondo lo sport era nuovo e si partiva quasi da zero. Per esempio, senza falsa modestia, sono stato il primo a costruire le tavole flessibili, almeno due anni prima che venissero prodotte dai grandi marchi internazionali, poi ho inventato i primi prototipi di tavola race con cui ho vinto il titolo italiano e che hanno gettato le basi della produzione in serie dell’omonima disciplina agonistica».

– E quando invece hai cominciato a realizzare tavole divisibili?

«Ho iniziato nel 2005 con i primi prototipi che ricordo avevano un’originale veste grafica zebrata. Da quel momento oltre alle tradizionali tavole intere ho sempre portato avanti anche le tavole divisibili. Attualmente propongo diversi modelli. C’è il twintip Splitboard che realizzo già da qualche anno, costruito in due pezzi full carbon e disponibile in tutte le misure al prezzo di 800 euro. Ne propongo anche una versione più economica in composito e carbonio che ho chiamato Ecosplit e che si ottiene grazie a uno stampo che permette un procedimento più semplice e veloce. Pesa leggermente di più (circa 700 grammi), ma mantiene ottime prestazioni e costa 650 euro, uno dei prezzi più bassi del mercato. Poi da quest’anno propongo anche un nuovo surfino di che realizzo secondo le esigenze in due o tre pezzi di cui sono particolarmente orgoglioso per il livello di finitura che sono riuscito a raggiungere. Il prezzo è di 900 euro. Non è solo un’ottima tavola, leggera, bilanciata, ma anche proprio un bell’oggetto da ammirare e conservare».

– Quanto tempo impieghi a realizzare una tavola?

«Per realizzare una tavola completa ci metto circa cinque giorni lavorando un paio d’ore ogni giorno e rispettando scrupolosamente i tempi di essiccazione dei compositi. Tutto è realizzato a mano, compresa la verniciatura e la parte grafica. Qui al laboratorio lavoro principalmente da solo anche se saltuariamente c’è qualche amico che mi da una mano».

– Da artigiano che si confronta anche con grandi marchi come vanno gli affari?

«Questo non è un mercato facile, c’è molta concorrenza e non sempre è leale, per certi versi si deve combattere. Però sono soddisfatto perché da quando nel 2008 ho lasciato il posto alle acciaierie riesco a vivere di questo lavoro che è anche una passione. Ricevo commesse dall’Italia ovviamente, ma il 90 per cento della mia produzione va all’estero, in tutta Europa, per dire solo a Parigi ne ho vendute un centinaio, poi da qualche anno ho anche un distributore negli Stati Uniti; lì per esempio ci sono molti kiter che si spostano con gli ultraleggeri per cui avere una tavola poco ingombrante è molto utile. Devo dire va bene così, le tavole stesse in pratica sono i miei migliori veicoli pubblicitari, già adesso non è semplice soddisfare tutte le richieste e a volte devo fare i salti mortali».

– Riesci anche a surfare o passi tutto il tuo tempo in laboratorio?

«Sì, certo sono anche un discreto atleta, ultimamente nella disciplina Race ho conquistato un terzo assoluto e un primo posto nella categoria Gran Master. Se ci sono le condizioni esco sempre, da Ostia fino a Talamone. Mi diverto sempre molto, ma in realtà oltre al piacere le session in acqua per me sono fondamentali per testare le tavole sul campo. Anche quello è una fase importante di questo lavoro che svolgo io direttamente, non mi fido di nessun altro».