Kitesurf e buone maniere: siamo kiter, non selvaggi

Kitesurf e buone maniere: siamo kiter, non selvaggi

Spesso in spiaggia e in acqua i rider assistono a episodi di maleducazione, mancanza di rispetto e menefreghismo. Ma il mare non dovrebbe insegnare l’altruismo, la convivenza pacifica, l’umiltà? Vediamo quali sono i comportamenti più fastidiosi che si verificano in genere in un kite spot.

Non importa quale tipo di sport si sceglie: ci saranno sempre persone che con la loro arroganza, scortesia e maleducazione ci rovineranno il divertimento. Spesso possono essere solo dei piccoli gesti a darci sui nervi, perché sono il sintomo di noncuranza, faciloneria e mancanza di rispetto delle regole. Anche il kitesurf purtroppo non si sottrae a queste cattive abitudini. Ok, siamo rider, ci piace la libertà, la vita in spiaggia, rincorriamo il vento, ma sono buoni motivi per fregarsene delle buone maniere o essere scorretti verso gli altri? Ma il mare non dovrebbe insegnare l’altruismo, la convivenza pacifica, l’umiltà?

Vediamo quali sono i comportamenti più fastidiosi che si verificano in genere in un kite spot.

Devi atterrare/lanciare il kite e nessuno ti si fila

Quante volte ci è capitato di voler atterrare o decollare il nostro kite in spiaggia e nessuno ci aiuta? Facciamo l’apposito segnale, la mano che tocca la testa oppure diamo una voce o un fischio, ma niente, passano i minuti e nessuno si fa avanti. Tutti indaffarati, tutti impegnati in conversazioni o a sistemare la propria attrezzatura, chi fuma, chi scherza, chi semplicemente si gira dall’altra parte e fa finta di non vedere e sentire nulla. Aiutare nel lancio o l’atterraggio di un kite non è solo una questione di cortesia, ma un importante fattore di sicurezza. Lo si apprende durante il corso base di questo sport e accompagna tutta la nostra vita di rider. È un gesto bellissimo, se ci pensate: tu aiuti me e io aiuto te, perché così ci divertiamo con lo stesso sport nello stesso posto, parliamo la stessa lingua e condividiamo la stessa passione. E invece no, qualcuno deve violare la regola e magari sentirsi figo a rimanere impassibile. Un kiter esperto potrebbe fregarsene e compiere un auto-decollo o un auto-atterraggio: si può fare, certo, anche se con vento forte o rafficato e in presenza di ostacoli è sempre un rischio. Il guaio è per un principiante o una ragazza o un bambino che per mancanza di esperienza o per il peso contenuto possono trovarsi inutilmente esposti a rischi. Per fortuna i rider sanno bene tutto questo e nel 99 per cento dei casi non si fanno problemi ad aiutare un kiter. Magari con una punta di orgoglio.

A volte capita anche la situazione opposta. Si chiede aiuto per atterrare e lanciare il kite e una persona si offre, salvo essere pesantemente redarguita se sbaglia qualcosa. Se non si è sicuri al 100 per 100 che il potenziale assistente di lancio o di atterraggio sappia come gestire l’operazione, occorre chiedere prima. È il rider che conosce la disciplina e non può pretendere che qualcuno che non pratica questo sport sappia come muoversi. Si chiede con gentilezza e in mancanza di alternativa si spiega con calma e in dettaglio cosa fare. Non serve sbraitare e inveire dopo che la frittata dopo stata fatta.

Kite sovradimensionato: che faccio glielo dico?

Un’altra situazione che può capitare a tutti: vento forte e rafficato, in acqua si vedono solo ali piccole e arriva qualcuno che vuole entrare con una vela spropositata. Che fare? Avvisarlo del rischio? Sincerarsi del suo grado di esperienza? Oppure fare finta di nulla? In genere i kiters apprezzano suggerimenti o consigli di questo tipo o perché sono principianti oppure perché non sono abituati a certe condizioni oppure semplicemente non conoscono lo spot. Scegliere la misura giusta del kite è un importante fattore di sicurezza e fa la vera differenza tra rider esperti e principianti. Poi sia chiaro, ognuno è responsabile di sé stesso. Solo che è bello aiutarsi tutto qui.

Un avviso del genere potrebbe evitare un incidente soprattutto in caso di maltempo, perturbazioni in arrivo o situazioni critiche. Naturalmente va fatto con educazione e rispetto, non serve giocare agli sceriffi della spiaggia, paladini di una giustizia trasversale. Spesso gli istruttori delle scuole si comportano in modo arrogante. Hanno ragione nei contenuti perché chi vive di questo lavoro deve anche fare rispettare le regole e divulgare la sicurezza. Basta essere gentili però.

Quelle brutte abitudini da spiaggia…

Altra situazione che può far girare le scatole in spiaggia ed è mancanza di rispetto. Spot affollato, si stendono le linee del kite per metterle in chiaro e qualcuno pensa bene di parcheggiarci sopra il kite. Oppure il contrario, si stendono le linee e si lascia la barra così, tutta aperta e distesa occupando spazio indiscriminatamente. Buona norma vuole che una volta separate le linee e connesse al kite, si fa il check-lines e poi la barra si richiude per lasciare spazio agli altri rider.

Ancora più fastidioso è avere il proprio kite parcheggiato e vedere qualcuno camminarci sopra oppure atterrarci sopra l’ala con una manovra azzardata o scomposta. È pericoloso per l’integrità dell’ala che magari è nuova e sinceramente maleducato. E che dire di chi fuma sopravento al nostro kite? Oppure ha il cane che gioca con le tue linee e le trasforma in un piatto di spaghetti?

In acqua rispetto e solidarietà valgono più di un trick

Buone maniere, rispetto e aiuto reciproco sono ancora più importanti in acqua. Quando si naviga occorre innanzitutto osservare le regole di precedenza. Conoscerle e rispettarle fa parte del proprio bagaglio e della cultura del kitesurf, come tutti gli altri sport acquatici. Dare acqua a chi ha il kite a dritta, mantenere la giusta distanza quando si eseguono salti e manovre, dare precedenza a chi entra in acqua o a chi sta surfando un’onda, controllare a poppa prima di eseguire un cambio di direzione, sono solo alcune di queste norme. Anche spaventare un principiante che sta provando la sua water start sfrecciandogli vicino o peggio ancora saltandogli sul naso, non è carino per non dire incosciente.

Poi conta anche la solidarietà. Aiutare qualcuno in chiara difficoltà o che ha perso la tavola o che ha qualsiasi problema non è solo educazione. Significa interpretare al meglio la filosofia che in mare siamo tutti fratelli. Il sorriso di un kiter a cui si riporta la tavola smarrita non ha prezzo. Potremmo sempre trovarci nella stessa situazione un giorno. Siamo rider, non selvaggi…

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