Kite in solitario. E se qualcosa va storto?

Kite in solitario. E se qualcosa va storto?

In genere si pratica il kite in spot fin troppo affollati, ma può capitare di uscire in mare completamente da soli quando per esempio il meteo è perturbato o d’inverno o quando gli amici sono tutti impegnati o al lavoro. Ecco qualche suggerimento per mettervi al riparo se qualcosa dovesse andare storto e la Guardia Costiera deve venirvi a cercare.

In genere i kiter nel 90 per cento dei casi escono in spot molto conosciuti e pieni di gente. Anzi spesso il problema dei praticanti è proprio quello del sovraffollamento, soprattutto nelle spiagge più famose e nei periodi dell’anno più ventosi. Può capitare tuttavia ogni tanto di uscire in mare completamente da soli quando si ha l’esperienza adatta e la piena padronanza della tecnica, anche se è fortemente sconsigliato per motivi di sicurezza. Quando capitano queste session in solitario? Nei mesi più freddi per esempio, oppure quando il meteo è perturbato, c’è pioggia, nubi, temperature rigide e lo scenario è poco invitante, o ancora nelle giornate lavorative. Si chiamano i soliti amici surfisti come noi, ma sono tutti impegnati e allora pur di non rinunciare a qualche ora in acqua si prende la decisione di uscire in solitario.

Sia che le condizioni di mare e di vento siano ottimali, sia che ci sia da combattere contro raffiche e frangenti, uscire da soli può essere pericoloso. Chiunque pratica il kite sa bene che va tutto bene finché qualcosa non va storto: l’ala che non si riesce a rilanciare, le linee che si aggrovigliano, la leading edge che si rompe dopo uno schianto in acqua, un crampo a una gamba, una caduta durante un trick che ci mette fuori gioco. Le variabili e le incognite durante una session sono tante e fanno parte del gioco. Quando si è soli tuttavia e si va incontro a uno di questi scenari, bisogna essere preparati per tornare sani e salvi a terra, anche con l’aiuto di una squadra di soccorso della Guardia Costiera che ci viene a cercare.

Un messaggio prezioso che vi salva la vita

Ecco allora una serie di consigli per facilitare le cose a voi, a chi vi viene a cercare e a chi magari vi aspetta a casa nella peggiore delle ipotesi: rimanere in acqua e andare alla deriva trasportati dalla corrente. Prima di uscire da soli, prendete l’abitudine di inviare con il vostro smartphone un messaggio di testo a un amico, a un altro rider o a qualcuno che vi aspetta a casa. Potete memorizzarlo e aggiornarlo di volta in volta. In questo messaggio dovete scrivere tutte quelle informazioni che sono necessario nel caso abbiate problemi a rientrare e per agevolare le azioni di ricerca in mare. Ecco un esempio di messaggio:

“Ciao, sono uscito a fare kitesurf. Mi trovo nello spot XXX e ho parcheggiato in via XXX. Sarò in acqua tra circa 10 minuti e dovrei rientrare a terra tra due ore. Indosso una muta nera intera da XXX millimetri, ho un kite modello XXX, di misura XXX e di colore XXX e una tavola di colore XXX. Ti manderò un messaggio quando torno in macchina. Se non mi senti dall’ora X, avvisa la Guardia Costiera al numero di telefono 1530”.

Facilitiamo un’eventuale ricerca

Naturalmente se si esce da soli si ha un certo livello di esperienza come rider e nella maggior parte dei casi ci si gode una bella uscita da raccontare a chi non si è unito a noi. Sarebbe stupido tuttavia avere un problema di qualsiasi tipo e non avere avvisato nessuno su dove siamo e quando pensiamo di tornare. Ecco perché un messaggio di avviso di questo tipo è estremamente importante. Vediamo perché e a cosa serve ogni informazione che avete scritto e soprattutto come può aiutare un’eventuale squadra di ricerca e soccorso.

Sapere come funziona il lavoro di ricerca e soccorso aiuta a capire. Quando ricevono un segnale di allarme i coordinatori delle squadre di soccorso in mare cercano di definire un’area in cui iniziare le ricerche. Dal luogo conosciuto in cui vi trovavate studiano direzione e forza di vento e correnti per fare delle simulazioni al computer e definire dove potreste essere finiti andando alla deriva.

La qualità e l’accuratezza di queste simulazioni dipendono direttamente dalla precisione delle informazioni inserite nelle simulazioni. Ecco perché un testo standard di avviso come quello formulato sopra aiuta a eliminare errori e inutili perdite di tempo nell’intero processo.

I soccorritori simulano dove potete essere

“Mi trovo nello spot XXX” – Se si tratta di uno spot famoso, molto probabilmente le forze dell’ordine locali potrebbero già averne familiarità. Inoltre, stiamo dando delle coordinate geografiche fondamentali come punto di partenza per le ricerche e per definire le varie simulazioni.

“Ho parcheggiato in via XXX” – Se rimanete in mare, uno dei primi obiettivi di chi vi cerca è trovare la vostra automobile. Se siete al sicuro ma impossibilitati a usare il cellulare perché magari si è scaricato, probabilmente la macchina non verrà trovata nel parcheggio. Ma se è ancora lì, è un segnale che probabilmente devono cercarvi in acqua.

“Sarò in acqua tra 10 minuti” – Questa informazione fornisce un orario preciso su quando siete entrati in acqua. Quando si calcola quanto lontano potete essere andati alla deriva, questa indicata sarà l’ora di inizio per la simulazione.

Cosa stiamo cercando?

“Dovrei rientrare a terra tra due ore” – Questa informazione fornisce un tempo di conclusione allo scenario. Facendo sapere quando dovreste tornare, date un intervallo di tempo della probabile durata della vostra session. È il pezzo finale dell’informazione iniziale. Dove stave navigando e il periodo di tempo in cui qualcosa potrebbe essere andato storto.

“Indosso una muta nera intera da XXX mm, ho un kite modello XXX, di misura XXX, di colore XXX e una tavola di colore XXX” –  Queste informazioni sono assolutamente fondamentali. Primo, per sapere cosa cercare esattamente sulla superficie dell’acqua. Poi, anche se può sembrare un po’ morboso, è importante per ipotizzare quanto tempo ci si aspetta che voi possiate ragionevolmente sopravvivere date la temperatura esterna, quella dell’acqua e le condizioni meteo generali.

La durata ipotetica della vostra session

“Se non mi senti dall’ora X” – Anche questa è un’informazione molto importante e mette in campo una vostra valutazione sullo scenario della session. Se stiamo in acqua per esempio dalle 9 alle 11, si imposterà l’ora X alle 15. Può capitare infatti di stare bene, divertirsi e decidere di voler restare in acqua ancora un po’. Se però non sono ancora rientrato per le 15 e non ho mandato nessun messaggio, significa che c’è un problema. Chi surfa ininterrottamente per 8 ore? Per decidere quale è l’ora X da segnalare il consiglio è di prendere la session più lunga che fate in genere e aggiungere un’ora.

“Avvisa la Guardia Costiera al numero di telefono 1530” – Nella peggiore delle ipotesi, nulla deve essere lasciato al caso. Dovete rendere la vita facile a chiunque debba aiutarvi e quindi dirgli voi chi chiamare. Chi è in ansia e preoccupato potrebbe infatti andare nel pallone ed essere lento o approssimativo nell’azione.

Ognuno di questi suggerimenti sembra banale, ma in un’azione di ricerca e soccorso potrebbero essere quelli che vi salvano la vita. Sperando che non ce ne sia mai bisogno.