Kite in Kenya, cuore d’Africa

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Kitesurf spot

Kite in Kenya, cuore d’Africa

Conosciuto come paradiso del kitesurf da oltre 15 anni, il Kenya offre scenari mozzafiato, mare dalle sfumature verde smeraldo e foreste rigogliose ricche di fauna selvatica come solo il continente africano può offrire. Due gli spot principali, Mambrui e Watamu, a pochi chilometri da Malindi che gli appassionati rider dopo gli allarmi terroristici degli ultimi anni stanno cominciando a riscoprire.

Il kitesurf come sport acquatico porta con sé il concetto di esotico. Non fosse che è nato in un’isola come le Hawaii, una delle più suggestive dell’oceano Pacifico. A distanza di 20 anni, ora che ha invaso le spiagge di tutto il mondo, comprese quelle italiane, rimane una disciplina che evoca mari tropicali, palme e acque cristalline, scenari da sogno che quasi sempre sono accarezzati anche da venti caldi e sostenuti, linfa vitale per ogni rider.

Tra le prime località esotiche che hanno affascinato i kiter europei, e noi italiani in primis, c’è sicuramente il Kenya. Questo spicchio d’Africa orientale con le sue savane sconfinate, i folti branchi di animali selvatici e il suo popolo fiero delle proprie tradizioni vanta infatti anche una delle coste più belle del mondo, con spiagge mozzafiato, lagune incontaminate e reef incorniciati da una natura selvaggia e rigogliosa. Facile allora trasformare questi luoghi in meta ideale per kitetrip a caccia di vento e onde, servizi fotografici per le riviste specializzate e palestre naturali a disposizione di atleti e appassionati.

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Dai viaggi di Franco Rosso agli attentati islamici

Per tanto tempo il Kenya dopo essere stato portato alla ribalta all’inizio degli Anni 80 dall’agenzia di viaggi Franco Rosso ha accolto un flusso turistico di italiani pressoché ininterrotto e in molti hanno addirittura deciso di rimanere in questo Paese per vivere e investire. Ancora oggi la comunità italiana ammonta a circa 5.000 persone stabili che gestiscono alberghi, ristoranti, centri diving e organizzano safari.

Purtroppo a partire dal 2011 il Kenya ha dovuto fare i conti con gli attacchi terroristici degli islamisti somali, legati ad Al Qaeda, che hanno causato centinaia di morti e non hanno risparmiato chiese, località turistiche e scuole. Di fatto hanno messo in allerta un Paese, con gravi conseguenze sociali, economiche e naturalmente turistiche. Nonostante le zone più colpite dagli attentati siano state quella attorno alla lunga frontiera con la Somalia, le aree di Mandera, Wajir, Garissa e la stessa capitale Nairobi, il Kenia è stato inserito dal Ministero degli Esteri italiano nell’elenco dei Paesi da cui tenersi lontani.

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Oggi il Kenya ha voglia di rinascita

Eppure solo da gennaio a luglio 2014 gli italiani che hanno passato le ferie in Kenya sono stati 29.000, segno che il turismo italiano rappresenta ancora lo zoccolo duro del Paese. «Il Kenya è un Paese che trasmette quello che pochi altri posti al mondo trasmettono – spiega Stefania Della Rosa, titolare dell’agenzia di viaggi Altri Mondi – e rimane una delle mete più ambite. Solo questa estate abbiamo imbarcato per il Kenia circa 500 passeggeri. Quindi i flussi turistici su quel Paese non hanno subito flessioni rispetto al passato». Nonostante l’allerta rimanga alta, negli ultimi mesi ci sono stati segnali importanti che testimoniano la voglia di reagire del Kenya e delle sue istituzioni al terrorismo islamico. Le visite di Obama e dello stesso Renzi segnalano una rete di collaborazione internazionale attiva e l’imminente visita del Papa prevista il prossimo novembre 2015 racconta di un Paese che ha voglia di recuperare un clima di serenità e pace.

Sul portale www.malindikenya.net insieme alle notizie di cronaca locale in questi ultimi mesi compaiono le storie degli italiani che raccontano come il Paese stia cambiando e non mancano gli annunci di “superoccasioni” con ville in vendita o in affitto sulla Casuarina Road, l’area residenziale con le abitazioni e i resort di lusso della città. Per far tornare la voglia ai turisti di viaggiare in Kenya inoltre l’ufficio del turismo nazionale si è inventato anche una campagna sui social media, in cui gli abitanti spiegano perché amano il loro Paese, con l’hashtag #whyIloveKenya.

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L’esperienza di Gaia, una kiter milanese che vive sulla costa

Com’è cambiata la vita nel Paese negli ultimi tempi? «Vivo a Mambrui, un piccolo paese di mare appena fuori Malindi – racconta Gaia, appassionata kiter che si è trasferita in Kenya ormai da 3 anni – e spesso nelle persone con cui parlo avverto paura per la mia scelta sull’onda delle notizie di cronaca internazionale sul terrorismo: sono onesta ci sono stati attentati anche di recente, non però sulla costa dove vivo, ma sempre ai confini con la Somalia. Per quanto mi riguarda conduco una vita normale, porto le mie figlie a scuola, vado a far la spesa e giro per la città di giorno e di notte, come se fossi a Milano. Devo ammettere che tutto questo parlare di terrorismo forse ha solo cambiato una cosa: la maggior sicurezza e attenzione da parte delle autorità locali sui controlli ai diversi check stradali dove viene chiesto un documento di riconoscimento. Ormai infatti è obbligatorio uscire col passaporto, come consiglia lo stesso consolato italiano in base a una richiesta precisa del governo keniota».

Lungo la costa le stesse strutture turistiche si stanno rimettendo in gioco cercando di attirare un turismo qualificato, come per esempio gli appassionati di kite. E a ragione perché queste coste hanno tanto da offrire da chi ama surfare con ali e tavole.

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L’incanto di Mambrui, tra baie protette e barriere coralline

Con circa 300 giorni di vento all’anno e una media di 16 nodi Malindi è uno dei migliori spot dell’Est Africa. Spiagge poco affollate, lunghe distese di sabbia bianca, vento sicuro e condizioni ottime per chi cerca acqua piatta nella magnifica laguna oppure onde da cavalcare. Una delle spiagge adatte al kitesurf è Mambrui, a circa 10 chilometri a Nord di Malindi, presso la foce del Sabaki-Galana. Offre una baia protetta e sicura per chi cerca acqua piatta e una spiaggia lunga circa 8 chilometri per la maggior parte deserta e circondata da dune di sabbia. La baia è fronteggiata da una barriera corallina e il fondale è sabbioso: secondo i cicli di bassa e alta marea, i rider possono allenarsi sia in acqua piatta che con le onde, soprattutto tra aprile e luglio quando arrivano grosse mareggiate e onde che raggiungono i 2,5 metri di altezza.

Da dicembre ad aprile i venti migliori

La stagione ideale per questo spot va da metà dicembre a metà aprile. In questo periodo la direzione del vento Kaskazi è Nord/Nord Est con un’intensità media di 15-18 nodi che aumenta nel pomeriggio sempre con acqua piatta e onda contenuta. Da metà maggio a metà luglio invece c’è la stagione delle piogge, quindi cambia il vento ed entra il cosiddetto Kusi da Sud/Sud Est con intensità di 15-28 nodi e condizioni di chop sostenuto in presenza di mareggiate. Da metà luglio a metà ottobre il vento da Sud Est è intenso dalla mattina alla sera e ottimo per il wave riding, mentre da metà ottobre a metà dicembre è presente un vento variabile tra i 8 e i 14 nodi non costante e acqua piatta.

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Al sole della “spiaggia dorata” o a spasso tra le antiche moschee

Per il resto la fascia costiera intorno all’antico villaggio islamico di Mambrui, caratterizzato da casette in muratura, è una delle zone più affascinanti della costa Swahili: oltre alle meraviglie naturali della costa e delle spiagge si possono ammirare fortini e moschee che testimoniano le origini islamiche di questo villaggio del XV sec. La spiaggia più famosa è Che Chale, detta anche “spiaggia dorata” per la presenza di minerali che risplendono al sole.

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Dolce Watamu, la perla della costa Swahili

Altro spot rinomato a 20 chilometri da Malindi è Watamu, che in swahili significa “gente dolce”, una cittadina di circa mille abitanti sulla costa meridionale del Kenya. Siamo nella contea di Kilifi, dove si vive di pesca, ma soprattutto di turismo, grazie alle spiagge bianchissime, alla ricchezza della fauna e della flora nella riserva marina della costa.

I venti principali sono identici a Mambrui e soffiano side/side on da sinistra, rinforzano col termico quindi dali 8-10 nodi della mattina si passa nel pomeriggio ai 15-20, con spesso anche un ottimo calasole. Il fondale è formato da reef già a riva, per cui con la bassa marea è sconsigliato ai rider non esperti; l’acqua è piatta e fuori dal reef c’è onda formata e liscia. Le vele consigliate vanno dalla 9 alla 12.

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Safari tra rettili ed elefanti, gite in dhow e diving con gli squali

Oltre alle sessioni in acqua per chi decide di soggiornare in questa parte del Kenya ci sono naturalmente i safari. Tra i parchi più famosi nelle vicinanze c’è il parco marino di Watamu, il più antico del Kenya, che si estende per 213 chilometri quadrati e ospita più di seicento specie di pesci e di rettili, e centinaia di tipi di coralli; il Parco Nazionale dello Tsavo East che offre una vasta area incontaminata e arida alternata con palmeti che crescono alle rive del fiume Galana, il quale, con le sue acque color smeraldo, scorre placido verso l’oceano; il Parco Nazionale dell’Amboseli, famoso per essere uno dei migliori posti in Africa per entrare in contatto con gli elefanti e con la tribù Masai che lo popola.

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In alternativa ci si può concedere escursioni subacquee per vedere delfini e squali balena, oppure una visita al Turtle Watch, unico centro di cura e recupero delle tartarughe marine dell’Africa orientale, o ancora una suggestiva passeggiata a bordo dei dhow, le tipiche imbarcazioni arabe lungo le acque cristalline del Mida Creek circondati dalla fitta vegetazione di mangrovie fino a un’insenatura dell’oceano Indiano. Da vedere anche il Canyon di Marafa, meglio conosciuto come Cucine del Diavolo, che è un monumento naturale che mostra le mille sfumature dal bianco ai colori caldi del terreno kenyota oppure ancora le rovine di Gede, un tempo uno dei più importanti villaggi di mercanti e scalo commerciale sulla costa del Kenya.

Insomma questo Paese ha ancora moltissimo da offrire agli amanti del kitesurf, del mare e della natura e per chi decide di visitare questi luoghi l’impatto emotivo è forte, impetuoso, intenso, come solo l’Africa può essere.