Il Baltico in kite per dire no alla guerra Russia-Ukraina

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Record

Il Baltico in kite per dire no alla guerra Russia-Ukraina

Agli inizi di settembre il russo Russian Maxim Ivanov, l’ucraino Stanislav Kulikov e il finlandese Juuso Tilaeus hanno completato la traversata no stop del Mar Baltico da Helsinki a San Pietroburgo. Un’impresa sportiva estrema per lanciare un messaggio di pace ai politici dei due Paesi in conflitto.

Da sempre lo sport riesce ad unire ciò che la guerra e i conflitti umani dividono: Paesi, popoli, razze, culture. Gli sport acquatici in questo senso hanno gioco facile perché anche il mare in realtà da ostacolo da superare può diventare un bellissimo ponte che unisce terre e popolazioni. Lo sanno bene tre kiter, il russo Russian Maxim Ivanov, l’ucraino Stanislav Kulikov e il finlandese Juuso Tilaeus che all’inizio di settembre hanno navigato insieme coprendo una distanza di 173,6 miglia attraverso il Mar Baltico, da Helsinki (Finlandia) a San Pietroburgo (Russia). Una impresa sportiva epica visto che il terzetto ha impiegato circa 12 ore di navigazione no stop in condizioni meteomarine difficili in uno dei tratti di mare tra i più impegnativi al mondo.

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Impresa sportiva, obiettivo sociale

In realtà dietro l’exploit sportivo del progetto, intitolato Sports Is Above Politics, c’era l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sul grave conflitto tra Russia e Ukraina e mandare al mondo un grande messaggio di pace tra i due Paesi che come è noto stanno vivendo un periodo di tensioni anche feroci e sanguinarie che mettono in ginocchio larghe fette delle popolazioni coinvolte. Popolazioni che secondo i tre surfisti altro non vogliono che dire basta alla guerra!

«Non amiamo le attuali relazioni politiche tra i due Paesi – ha detto Maxim Ivanov che in realtà dovrebbero essere fraterne e solidali in virtù del confine condiviso. Speriamo che il nostro progetto contribuisca alla pace e all’aiuto reciproco per risolvere ogni tensione sociale. Vorremmo che questa navigazione possa diventare un piccolo mattone per costruire un rapporto di riappacificazione. Vogliamo dimostrare che persone diverse, provenienti da Paesi diversi, in conflitto, in realtà possono essere unite sul filo di impulsi, valori, desideri e azioni condivise».

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Il kite, tre amici e un sogno comune

L’iniziativa per quanto ammirevole e di largo respiro in realtà è nata per caso ed è stata approntata piuttosto in fretta. «Per me è partito tutto molto in fretta – racconta Stanislav Kulikov – e mi trovavo in Egitto per affari. Maxim mi ha telefonato chiedendomi se ero disposto a partecipare al progetto. Ho detto di sì senza pensarci, né chiedere spiegazioni».

Sulla traversata in kite di Maxim, Stanislav e Juuso ha speso parole entusiastiche anche Richard Branson, il patron della Virgin, lui stesso sportivo a 360 gradi e non nuovo a imprese di rilevanza sociale: «Questa impresa è stata un’incredibile avventura non solo perché i protagonisti hanno superato il tempestoso e gelido Mar Baltico ma perché ha dimostrato quanto lo sport può essere veicolo di messaggi potenti, in grado di influenzare l’opinione pubblica. Sono sicuro che ci sono tante persone che condividono il messaggio di pace di questi tre ragazzi».