I vivi, i morti e i naviganti, anzi i surfisti. Come Marco Francalancia

 

Libri

I vivi, i morti e i naviganti, anzi i surfisti. Come Marco Francalancia

Nel libro “Cambiare si può, una vita da surfista” Marco Francalancia descrive la sua scelta di abbandonare il lavoro di avvocato e a 35 anni inseguire la propria passione per il vento e gli sport acquatici. Un percorso emotivo, prima ancora che pratico, che mette in dubbio certe regole imposte dalla società, dalla famiglia, dalle abitudini per scavare tra le pieghe delle nostre esigenze umane più autentiche e profonde.

Da una parte la passione per gli sport acquatici, la ricerca del vento, le giornate votate alla beach life e quella straordinaria sensazione di libertà, quel sentirsi vivi e immersi nella natura che solo chi ha provato tali esperienze può capire. Dall’altra il lavoro, la carriera, la famiglia, le incombenze e i ritmi frenetici di una città, il senso che tutto scorra senza uno scopo significativo e soddisfacente.

Chi di noi surfisti non ha mai provato almeno una volta nella vita quel sentimento feroce di sentirsi divisi tra queste due realtà, le passioni e il lavoro. Sdoppiati tra la voglia ossessiva di stare in acqua a respirare e la necessità contingente di portare a termine i propri doveri di figli, di genitori, di lavoratori, di consumatori, così tutti i giorni, quasi in apnea. Fino alla prossima giornata di vento, fino a quello scampolo di libertà strappato con un permesso, una bugia, per ritrovarsi a spingere l’acceleratore verso la costa, verso il mare, verso gli amici che ci aspettano in spiaggia per condividere un’altra giornata di planate e sorrisi.

I surfisti sono animali, pazzi e pericolosi

I surfisti sono persone speciali, pure, romantiche, fragili e malate in un certo senso perché il surf è droga. Una droga buona che però è micidiale come quelle cattive e la sua dipendenza è altrettanto potente. I surfisti sono pericolosi perché sono animali, tornano agli istinti primordiali e rompono le regole. Le regole di una vita decisa dagli altri, dalla società, dagli schemi mentali di una presunta civiltà. I surfisti sono diversi perché vanno controcorrente: si svegliano all’alba per approfittare di una swell e pur di stare in acqua sono disposti a rinunciare a tutto. I surfisti sono pazzi perché in un giorno qualunque della loro vita ordinaria possono decidere, così all’improvviso, che quella vita ordinaria non la vogliono più e con un colpo di reni, un respiro profondo e un tuffo al cuore, semplicemente la cambiano.

Da avvocato triste a uomo libero (e felice)

Marco Francalancia è un surfista e la sua vita l’ha cambiata proprio così. Come ha fatto lo ha descritto in un libro che si chiama “Cambiare si può, una vita da surfista” (editore Italic Pequod, 326 pagine, 19 euro). È un libro potente, autentico, pieno di energia. Perché per fare certe scelte devi essere carico, devi riempirti di te stesso e tirare fuori i muscoli, quelli più importanti, quelli del cervello e del cuore. È un libro che si legge tutto d’un fiato perché non ha fretta. Una volta presa la sua decisione, la vita di Marco cambia passo e rallenta, si gode le giornate, si riprende gli spazi, si ferma a pensare. Però nel frattempo il ragazzo vive, è leggero, si appassiona, incontra persone come lui, dorme nel furgone e se la ride. Ride della vita precedente, ride della città in cui viveva, ride del suo lavoro di avvocato, del tempo perso, degli scazzi, degli appuntamenti, dei sensi di colpa, del traffico in tangenziale. Tutto dietro, tutto alle sue spalle. Davanti ora c’è solo il suo essere surfista, i capelli scarmigliati, la pelle abbronzata, le albe del lago di Garda a cavalcare il Pelèr, gli allievi della sua scuola, la ragazza del bar di cui s’innamora. Nella sua nuova vita Marco vive in planata dentro e fuori dall’acqua. Si mette in gioco, studia il tedesco, viaggia, Stati Uniti, Egitto, Germania, si allontana dalla comfort zone, scaccia le vecchie paure e ne affronta di nuove a testa alta, s’impegna a essere migliore.

Marco siamo noi, con i nostri sogni

Quando leggi il libro di Marco Francalancia gli vuoi bene dalla prima pagina, fai il tifo per lui, anzi vuoi essere lui, anche se non sei un surfista. Perché la scelta di Marco non riguarda solo il surf. Quello è un mezzo. Il fine è riprendersi la vita, quella vera, quella che la società di oggi ci fa mettere all’angolo, schiacciata e mortificata nei codici, nelle abitudini, nei capricci consumistici, nell’incapacità di dire no. Lui ha detto no alla sua vecchia vita per dire sì a sè stesso, alle proprie passioni, ai propri sogni. Il filosofo Platone distingueva l’umanità in tre categorie: “Al mondo esistono i vivi, i morti e quelli che vanno per mare”. Ecco Marco appartiene a questi ultimi. Il suo libro invece appartiene a tutti.

 

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