Francesco Carlucci

Rider

Francesco Carlucci, freestyler & gentiluomo

Uno dei più promettenti rider italiani nella disciplina del Freestyle, Francesco Carlucci a soli 17 anni colpisce per la sua maturità, determinazione e voglia di vincere. Ma anche per essere forse un ragazzo fuori dal suo tempo, gentile, di cuore, idealista e sognatore. In questa lunga intervista ci racconta di sé e del suo approccio allo sport.

Francesco Carlucci ha 17 anni e quando ci parli ti spiazza. Lo credi da una parte e invece lui sta da tutt’altra. Insomma c’è qualcosa che non torna. A sentire i sondaggi, le analisi dei commentatori, le inchieste sui giovani, tutti ci raccontano che queste nuove generazioni sono piene di mocciosi rincoglioniti dalla Playstation, pigri, capricciosi, individualisti, spavaldi con i genitori e frivoli al punto da preferire un selfie al sogno di un futuro brillante. Ecco Francesco con tutto questo non c’entra proprio nulla. E ti bastano 20 secondi per capirlo. Lui ha 17 anni, studia, frequenta il 4° anno del liceo scientifico, ma ama il mare e sogna di diventare un campione di kitesurf. Per me è già un eroe solo perché non passa tutto il giorno sul divano, non pranza da McDonald e adora il padre che lo ha iniziato allo sport.

Poi di suo ci ha messo la voglia di migliorarsi e di confrontarsi con gli altri. Ha una grinta e una determinazione che nei panni dei suoi avversari non prenderei affatto sottogamba. Fa quasi paura. Francesco compete nel circuito Freestyle da soli due anni, ma si è già messo in evidenza e ha dimostrato tutto il suo talento ai colleghi e soprattutto ai giudici i gara che lo rispettano. Nel suo repertorio vanta manovre che in Italia sono veramente in pochi a chiudere. Se vincerà e conquisterà gli onori del podio sarà il tempo a dirlo.

Certamente Francesco ad oggi colpisce per la sua umanità e l’animo nobile, che sono più importanti di una coppa. La sua riconoscenza per i genitori, il suo credere nell’amicizia, il rispetto che riserva agli atleti più grandi, il suo essere, come dice lui, “un uomo prima che un atleta”. E poi il suo amore orgoglioso per il Salento, terra circondata dal mare che per un sognatore come lui non lascia scampo.

In questa interessante intervista Francesco Carlucci ci racconta tutto questo e molto altro. Buona lettura!

– Francesco, puoi raccontarci il tuo rapporto con il mare e come hai scoperto il kitesurf?

«Fin da piccolo sono stato attratto dal mare anche perché, vivendo nel Salento, sono circondato dall’acqua. Ho iniziato ad andare in barca a vela all’età di 5 anni insieme a mio padre Antonio a cui devo tutto. Grazie a lui infatti nel 2011 quando avevo 11 anni ho preso in mano il mio primo aquilone sulla spiaggia di Casalabate e da quel giorno è iniziata la passione per questo fantastico sport. Per questo non smetto mai di ringraziare mio padre, senza di lui non sarei qui a fare ciò che amo».

– Cosa ti piace in particolare di questo sport, la forma, l’adrenalina o il senso di libertà?

«Amo questo sport perché è pulito ed è vero. Praticarlo mi fa star bene sia con il corpo che con la mente. Apprezzo davvero tanto il fatto che, soprattutto a livello agonistico, i rider lo praticano prima di tutto per passione. Per me il kitesurf vuol dire tutto: soprattutto vivere e stare in mezzo alla natura. Mi da un senso di libertà incredibile che solo pochi sport riescono a regalare veramente. Ogni sessione mi trasmette una carica di adrenalina come se fosse la prima volta».

– Quando hai cominciato a dedicarti alle competizioni e come hai scelto la disciplina del Freestyle?

«Prima di iniziare a fare kitesurf praticavo wakeboard, quindi il passaggio al mondo del Freestyle con il kite è stato “semplice”. Ho scelto questa disciplina perché penso che possa esprimere al meglio il mio potenziale. Ho sempre amato gli sport che con una tavola sotto i piedi danno la possibilità di effettuare rotazioni e salti in aria. Per quanto riguarda le competizioni, all’inizio non ci pensavo neanche lontanamente, ero troppo preso nel divertirmi. Giorno dopo giorno imparando trick nuovi, la gente in spiaggia apprezzava le mie manovre riempiendomi di complimenti, quindi più il tempo passava e più diventavo “bravo”. Un giorno iniziai a parlare con mio padre delle competizioni scherzandoci su, ma poi ho iniziato a pensarci seriamente e ho capito che le gare potevano essere un buon mezzo per esprimere appieno ciò che amo fare».

– Descrivici i tuoi risultati più importanti, il tuo approccio alle gare e le lezioni che hai imparato finora come atleta?

«Sono nel mondo delle competizioni Freestyle italiane da due anni a questa parte. Il primo anno per me è stato come scoprire un nuovo mondo. Sfidare i miei coetanei in gara non aveva prezzo, anche perché fino ad allora vedevo i miei idoli in competizione tra di loro, quindi per me le gare sono sempre state un sogno nel cassetto. Il primo campionato l’ho chiuso in quinta posizione, non un buon risultato, ma era il mio primo anno e dovevo imparare come muovermi in gara utilizzando strategie e manovre importanti. Quest’anno ho chiuso il campionato in terza posizione, vedendomi sconfitto in semifinale con 1 punto di differenza dal mio avversario, concludendo a 29 punti. Nella mia ultima heat le condizioni di vento erano molto leggere, quindi non ottimali. Nonostante ciò i giudici, internazionali e non, si sono complimentati con me per aver chiuso manovre complesse come il Double Heart Attack e il Crow Mobe. Sono molto contento di aver migliorato il mio risultato in un anno. Penso che le gare siano un buon mezzo per crescere caratterialmente e affrontare al meglio le situazioni che la vita ha da offrirci. In gara si impara a focalizzare i propri obiettivi, a rimanere calmi, concentrati e dare il meglio di sé. Partecipando alle competizioni ho modo di viaggiare, scoprendo nuovi posti, conoscere nuove persone e nuovi stili di vita. Inoltre penso che l’atleta sia colui che, oltre a partecipare alle attività agonistiche, da anche consigli e aiuti agli altri, in modo tale da dare anche a loro la possibilità di poter progredire».

– Ci sono degli atleti italiani o internazionali che prendi come modelli di riferimento? Perché ti piacciono?

«A livello internazionale direi Youri Zoon, lo considero come un mentore, un modello di riferimento. Sono molti anni che lo seguo, mi piace il suo stile, il tipo di rotazione e di stacco che esprime. Cerco sempre di imparare qualcosa di nuovo dai suoi video. Rimango sempre sorpreso dal modo con cui chiude il Blind Judge 7 e il 317. È una leggenda con una lunga carriera alle spalle. A livello italiano Gianmaria Coccoluto è senza dubbio l’atleta che seguo maggiormente. Un ragazzo molto forte che compete nel Tour mondiale. Ammiro il suo stile e la potenza. Quando vado a trovarlo in Sicilia allo Stagnone mi da sempre consigli utili che cerco di mettere in pratica. Un altro atleta molto significativo per me è Airton Cozzolino che ho avuto il piacere di conoscere. Anche se non seguo lo Strapless, Cozzolino rappresenta per me il modello di persona da seguire, perché prima di essere atleti siamo persone. È molto umile e simpatico e anche se è uno dei più forti al mondo considera ogni persona allo stesso modo».

– Come definiresti il tuo stile di riding e come cerchi di perfezionarlo?

«Sono ancora giovane e ho molto da imparare. Cerco sempre di migliorare senza fermarmi mai. Sfrutto appieno i consigli che mi da la gente esperta. Stando a contatto con atleti e partecipando alle gare, giorno dopo giorno si impara sempre qualcosa di nuovo anche solo guardando. Mi alleno molto duramente e in ogni sessione sono sempre concentrato a chiudere i miei trick. Inoltre alterno l’allenamento in mare con la preparazione atletica in palestra, in modo tale da essere in forma per ogni condizione».

– Quale attrezzatura utilizzi e cosa ti piace in particolare di questi modelli?

«Attualmente sono un atleta sponsorizzato North Kiteboarding per ali e tavole, mentre ION per quanto riguarda l’abbigliamento come mute e trapezi. Gli sono molto grato per la possibilità che mi stanno dando, per credere in me. Utilizzo come ali i Vegas che sono dei C-Kite puri che North produce ormai da molti anni, ideali per chi ama il mondo del Freestyle, il Wakestyle e i Megaloop. Li abbino con la barra wakestyle per ottenere il meglio delle prestazioni. Al momento come tavole uso le North Jaime, ideali per chi si avvicina a un Freestyle più avanzato: sono morbide negli atterraggi e danno molto controllo durante le rotazioni. Quando sarò più grande passerò a un modello ancora più evoluto come le Team Series, tavole costruite in carbonio».

– Quali sono attualmente le tue manovre in repertorio? Puoi descrivere brevemente per ogni manovra quali sono secondo te i punti fondamentali a livello di movimenti, timing, posizione ala, etc.

«In repertorio le mie manovre sono: Blind Judge 3, 315, Heart Attack, Double Heart Attack, Crow Mobe, Kgb, Low Mobe, Hinterberger Mobe 5, Double Hinterberger Mobe, S-Mobe. Per ogni manovra il concetto fondamentale rimane sempre lo stesso: durante i trick i giudici vogliono vedere l’ala bassa, potenza all’entrata e in uscita della manovra e la padronanza del trick. Sono pochi punti chiave ma bisogna lavorarci molto per ottenere punteggi alti e vincere le heat».

– Parlaci degli spot in cui ti alleni e che frequenti abitualmente. Che condizioni presentano?

«Vivendo nel Salento, Porto Cesareo sicuramente è il mio home spot principale. Mi alleno in zone con acqua piatta e il vento è costante, ideale per chi ama il mondo del Freestyle. Eolo qui non manca mai, in particolare con lo Scirocco che è il suo punto di forza. Per questo Porto Cesareo è sempre visitato da gente nuova appassionata al kitesurf proveniente da tutto il mondo. Quando il vento soffia da Nord mi sposto sull’Adriatico con mare un po’ choppato ma ideale per allenarsi in condizioni non ottimali per le gare. Sono presenti anche dei secret spot, delle lagune simili allo Stagnone in sicilia. Insomma il Salento è uno dei posti ideali in Italia per praticare il kitesurf».

– Quali sono i tuoi obiettivi di questa stagione e a quali eventi prenderai parte?

«Cercherò sempre di migliorare i miei risultati e rimanere tra i primi in classifica allenandomi sempre di più. Uno dei miei obiettivi principali di quest’anno è di chiudere i Blind Judge 5 e portarlo in gara, anche per una soddisfazione personale. Parteciperò a tutte le competizioni Freestyle nazionali perché sono molto determinato e voglio ottenere un ottimo ranking».

– Chi vuole seguire la tua attività agonistica come può fare?

«Per chi fosse interessato a seguire le mie avventure in kite e le mie attività agonistiche può farlo seguendo la mia pagina Facebook “Francesco Carlucci Kiteboarding” dove periodicamente pubblico foto e video relative al mio sport, ne sarei molto felice. Ringrazio Kitesoul Magazine per avermi dato la possibilità di esprimere al meglio la mia passione!».

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