Felipe Moure Lopez

Intervista

Felipe Lopez: ironia, motivazione, brutti incidenti, ma mi godo il viaggio

Può un rider prossimo ai 40 anni riuscire a chiudere una delle manovre più spettacolari e difficili del Freestyle, il Blind Judge 5? Questa la scommessa di Felipe Moure Lopez, un appassionato rider spagnolo che su questa personale sfida ha creato una divertente saga video con la quale vuole essere d’ispirazione per quanti vogliono vivere appieno il kitesurf nonostante l’età. In questa intervista ci racconta i retroscena di questa avventura.

– Felipe Lopez, perché vuoi fare tutto questo “clamore” con la tua sfida?

«Come molte cose nella vita, è una questione di marketing. Quante persone là fuori fanno cose fantastiche? Milioni! Ma se non lo comunicano a dovere non ispirano nessuno, tutte quelle cose si perderanno nel tempo come lacrime nella pioggia (ricordate Blade Runner? Hahah!). Se chiuderò il Blind Judge 5 da solo in una laguna remota per me sarà comunque un orgasmo, perché è un mio obiettivo personale e il primo a esserne soddisfatto sono io. Ma se sarò da solo non ispirerò nessuno, Non voglio morire da solo in una laguna! Vorrei morire ispirando qualcuno! Hahaha…».

– Puoi fare una sintesi sull’evoluzione della tua sfida?

«Episodio I: Egitto. Luglio 2015. Molte flessioni. Solo un paio di tentativi di Blind Judge 5. Molto difficile, non andavo abbastanza in alto per ruotare, non ero abbastanza veloce. Questo viaggio è stato solo un approccio alla manovra. Episodio II: Brasile. Novembre 2015. Molte trazioni. Parecchi tentativi di Blind Judge 5. Molto lavoro per migliorare il mio pop. La manovra era molto vicina, ma sono andato troppo alto e potente e mi sono rotto il menisco. Episodio III: Brasile. Agosto 2016. Molti squat. Dopo l’incidente al ginocchio ho quasi chiuso la manovra, ma poi mi sono rotto il bicipite femorale nella stessa laguna dove avevo rotto il menisco. Ho dovuto fermarmi. Attualmente sono completamente fuori gioco per via di questi incidenti e non ho ancora chiuso il Blind Judge 5».

– Come ti è venuta l’idea delle flessioni nell’Episodio 1?

«Con il mio amico Phil Larcher (rider di Liquid Force) una sera eravamo ubriachi e stavamo parlando dell’essere in forma, così abbiamo fatto una scommessa: “vediamo chi di noi due sarà più in forma il 1° ottobre di quest’anno!”. Quella scommessa è stata una scusa per eseguire flessioni dappertutto e in qualunque momento: alle feste, nella scuola dove lavoro (sono un insegnante di informatica), mentre aspetto l’ascensore, mentre sono in fila. Volevo essere più forte di Phil e stavo mettendo su dei pettorali così forti da prevenire incidenti alle spalle (che alla fine sono il punto debole negli handlepass). In quei giorni potevo andare da una persona qualsiasi e chiedergli di dire un numero a caso senza spiegargli il motivo, poi mi mettevo a fare tante flessioni quanto più vicine a quel numero: era divertente e la gente rideva. Ancora oggi cerco di mantenere quest’abitudine che ho chiamato “Random Pushupping”, ossia fai un sacco di flessioni a caso durante il giorno e quando rivedi il conto alla sera arrivi a 500! Diosanto! L’aver incluso in quell’episodio tante scene di flessioni (sotto alle piramidi, vicino al tempio di Luxor, sull’aereo, in fila per il check in, etc.) non era in programma, è venuto per caso. La stessa cosa è successa con la scena delle flessioni sul tetto della macchina, è venuta così: “Hey, guarda che bella luce ora! Hey, guarda il deserto, sarebbe un’inquadratura perfetta! Guarda la macchina! Flessioni? Flessioni sulla macchina? Flessioni sulla macchina in movimento? Ok facciamolo! È andata così. Programmare nella vita va bene, ma bisogna lasciare almeno metà dello spazio all’improvvisazione. Questo è il miglior modo per lasciare che accada il meglio».

– Che ci dici della scena di nudo con le mucche nell’Episodio 2?

«Uno dei momenti più belli della mia vita! Eravamo andati in una laguna segreta con Manel Arpa (North), Bas Koole (Airush), Sergio Turégano (Best) e Pau Gisbert (Cabrinha). Manel non aveva più tempo per girare il suo video, stava per lasciare il Brasile e aveva bisogno di una laguna senza nessun altro kiter. E quello era, nemmeno una laguna segreta, una laguna fantasma! Così ho deciso di andare in giro nudo senza nessuno intorno, correre e fare kite in quel modo sotto al sole. Poi sono apparse quelle mucche, ho messo il cavalletto in una buona posizione, le mucche mi guardavano, abbiamo sentito l’amore e abbiamo corso insieme! È stata un’altra scena improvvisata. Un momento meraviglioso! nessun programma, nessun cameraman, solo io, un cavalletto e le mucche. Indimenticabile!».

– E cosa succede quando fallisci un tentativo di BJ5?

«Dipende da quanto sei vicino a chiudere la manovra. Si può vedere la progressione nei tre episodi. In Egitto nell’Episodio 1 non lo avevo provato ancora molto. Così invece di fare una rotazione di 540 gradi, ne facevo una di 450. Un bello schianto se la tavola rimane inchiodata nell’acqua mentre sei tirato all’indietro come la frusta di Indiana Jones. Il risultato è una contrattura al collo e uno stop di 2 giorni. Niente. Nell’Episodio 2 in Brasile ero molto più motivato per il BJ5, il mio pop era più potente, andavo più alto e avevo il tempo di eseguire una rotazione di 540 gradi. A quel punto gli schianti non erano più così dolorosi. La mia avventura con il Blind Judge 5 poteva continuare! Ero concentrato ad andare più in alto possibile senza considerare che più in alto vai più lo schianto è forte se qualcosa va storto. Mi sono fatto male nell’ultimo tentativo che si vede nel filmato: rottura del menisco, contusioni varie, etc.».

Hai avuto bisogno di essere operato?

«All’inizio ero un po’ preoccupato. Era il primo incidente della mia vita ed avevo 37 anni. Era il ginocchio: “le ginocchia, le nostre ruote”, diceva sempre mia madre. Quando ho fatto la risonanza, mi hanno prospettato la necessità di essere operato. Ho cercato di rimanere positivo. Sono andato in bicicletta come un pazzo, facevo molto stretching e la mia gamba sinistra alla fine non era mai stata così forte. Yahoo!».

– Dopo l’incidente hai pensato di abbandonare la sfida?

No assolutamente. Dopo la riabilitazione ho lavorato ancora molto sulla manovra e ora sono più equilibrato, vado abbastanza in alto per completare la rotazione ma non troppo da causarmi altri incidenti alle gambe. Ci sono molto vicino. Guardate l’Episodio 3!».

– Cosa è successo con Liam Whaley e cosa c’entra con la tua sfida?

«Siamo amici dal 2012. Ero in Brasile a provare il mio primo handlepass, lui aveva 16 anni e io 34. Una bella differenza di età ma ci sono abituato. Da quando ho cominciato a fare kite i miei migliori amici erano sempre più giovani di me. Io esco spesso a Tarifa con tutti questi ragazzi: Maxi Gómez, Liam, Jerome Cloetens, Manu de Pfyffer… Il fatto è che Liam è il campione del mondo di Freestyle, è un personaggio influente e mi ha aiutato a lanciare la mia storia. Abbiamo passato molti momenti divertenti insieme inventando cose stupide e consigli folli tipo fare un mucchio di flessioni, trazioni o gonfiare il kite con l’ano. In questo senso ci siamo divertiti a far ridere le persone e raggiungerne il maggior numero possibile ispirandole in qualche modo».

– Perché tante scene di nudo nei tuoi video?

«Veramente non so il perché, ma quando comincio a improvvisare finisco sempre per essere nudo, hahah! In ogni caso essere nudi è sempre divertente e fa ridere la gente».

– Insomma il Blind Judge 5 non lo hai ancora chiuso. Che farai ora?

«Ovvio! Girerò un altro episodio. Dove? Ancora non lo so. Quale allenamento stavolta? Non lo so. Magari camminare nudo sulle mani! Chi lo sa? Chiuderò il Blind Judge 5 nel prossimo episodio? Chi può dirlo? Ora andrò a Coche Island, in Venezuela. Questo inverno non è stato molto ventoso qui in Spagna e devo ricominciare ad allenarmi. Non mi sento pronto nemmeno per chiudere un semplice Blind Judge 3, quindi devo ritrovare la mia forma. Forse girerò l’Episodio 4 a Coche, vedremo».

– Per concludere, come fai a sapere che non c’è qualcuno più vecchio di te che chiude il Blind Judge 5?

«Non lo so. Questa è una delle ragioni per cui faccio questi video, per scoprirlo. Finora nessuno lo ha recriminato, quindi suppongo non ci sia nessuno in grado di farlo. Vediamo se sarò il primo. Ma la cosa più importante è questa: non importa se sarò il primo. Cerco di ispirare le persone a creare le loro sfide, i propri obiettivi e cercare di raggiungerli. Segui i tuoi obiettivi e goditi il viaggio, anche se ti rompi un ginocchio, goditi il viaggio…».