Erik Volpe

 

Erik Volpe: il kite ci aiuta a essere migliori

L’atleta italiano è appena entrato nel team internazionale di Liquid Force e si prepara a una ennesima stagione di allenamenti, gare, viaggi, ma anche progetti  dedicati ai più piccoli per trasmettergli quei valori che solo il kitesurf può dare.

Ci sono rider che in acqua sono degli animali, bestie da vittorie capaci di sfoderare una grinta, un coraggio, un agone sportivo fuori dal comune pur di esprimersi al meglio e battere gli avversari. Ma quando poi si tolgono il numero dalla schiena quegli stessi rider perdono quell’aura roboante da guerrieri e tornano persone normali, anzi stupiscono per la loro timidezza, la loro umiltà e generosità. Ecco, quasi sempre questo sottile equilibrio tra l’essere un combattente sul campo di gara e una persona schietta e alla mano nella vita di tutti i giorni appartiene ai veri campioni.

Nel kitesurf, uno sport ancora genuino e lontano anni luce dai fasti miliardari di altre discipline come il calcio o la Formula 1, i campioni sono tanti e uno di loro è sicuramente Erik Volpe. Questo ragazzo venuto dalla Puglia, oggi che ha 25 anni di strada ne ha macinata già parecchia. Competizioni, titoli internazionali, team prestigiosi, vittorie nel Freestyle e nel Big Air, non si è fatto mancare nulla. Compresi incidenti seri che lo hanno svezzato e fortificato. Soprattutto Erik ha viaggiato in tutto il mondo sull’onda della sua enorme passione per il kitesurf e ancora oggi passa la vita ad allenarsi, gareggiare, conoscere nuovi spot e vivere all’avventura.

Lo abbiamo raggiunto in Venezuela dove è appena tornato dopo un lungo periodo in Sud Africa. Il suo 2017 si presenta pieno di impegni che affronta con il suo solito entusiasmo.

 

– Allora, Erik come stai?

Bene, sono appena tornato in Venezuela, che ormai da anni è un po’ come la mia seconda casa e ci resterò per almeno un paio di mesi.

– Com’è lì la situazione? Non arrivano buone notizie qui in Italia…

Sì è vero la situazione non è delle migliori. La cosa più grave è il tasso di inflazione che in questo momento è alle stelle. Considera che quando cambi un euro ti danno fino a 4.500 Bolivar. Per un turista europeo come me sono tanti naturalmente e il costo della vita è molto basso, però devi considerare che la gente è alla fame e uno stipendio medio da queste parti non supera i 60 euro. In giro si respira tensione e dopo le sette di sera non dico che c’è il coprifuoco però non vedi più nessuno per strada. Anche io cerco di prendere le mie precauzioni. Ormai sono abituato a vivere in questa zona del Sud America.

– Nonostante tutto a te piace stare lì come kiter, è così?

Assolutamente sì, considera che qui è estate tutto l’anno e il vento non manca veramente mai. Ci sono condizioni di acqua piatta e wave, chop di tutti i tipi, puoi uscire in oceano e nelle lagune. Per me è meglio anche del Brasile. Io vivo ad Adicora che è un piccolo villaggio su una penisola che si trova sulla costa a Nord Est del Paese di fronte all’isola di Curacao. In meno di 10 chilometri ho a disposizione almeno cinque spot di ottima qualità. Nei prossimi giorni andrò ad allenarmi per una settimana a Los Roques, uno spot storico, dove si riuniranno alcuni fuoriclasse internazionali tra cui  Liam Whaley e Youri Zoon.

– Nei mesi scorsi ti abbiamo visto a Cape Town, in Sudafrica. Anche li ti trovi bene?

Sì, anche Cape Town è uno spot meraviglioso. Sono almeno sei anni che ci torno per un periodo di 2-3 mesi. Non solo è pieno di spot fantastici, ma ormai c’è anche un’offerta di servizi di qualità. Per alcune discipline come Big Air e Freestyle poi è uno degli spot migliori al mondo. Qualche tempo fa proprio qui ho segnato il mio record personale di salto segnando 23,01 metri di altezza. Difficilmente ci sarei riuscito in un altro posto. Poi ho un sacco di amici local che mi portano a vedere luoghi incredibili.

– A proposito di Big Air, non dovevi partecipare al Red Bull King of the Air del 2017?

Sì certo, non potevo mancare a questo prestigioso appuntamento. Ho mandato il mio video agli organizzatori per essere selezionato ma purtroppo anche se per poco non sono riuscito a qualificarmi per la gara. Ormai il livello degli atleti è molto alto e il numero chiuso per questa competizione è piuttosto limitato. Ci riproverò sicuramente il prossimo anno. In compenso con quello stesso video sono stato selezionato per il Megaloop Challenge, la gara di Big Air organizzata da Ruben Lenten in Olanda ad aprile. Non vedo l’ora.

– Sei appena entrato nel team internazionale di Liquid Force, sei contento?

Sì, sono davvero soddisfatto. Lo scorso anno proprio a Cape Town dove loro hanno un grosso centro avevo partecipato a una gara di Big Air ed erano rimasti colpiti. Mi hanno contattato e ci siamo trovati subito bene insieme, così sono entrato nel team internazionale per le discipline Freestyle e Big Air. Qualche mese fa siamo stati in Portogallo vicino Lisbona per testare le nuove attrezzature e realizzare i primi video e photoshooting. Sono molto bravi, poi hanno un’attrezzatura che mi piace molto, è tecnica, diversificata e concepita ad hoc per ogni disciplina. Inoltre hanno delle grafiche bellissime, barre fantastiche.

– Qual’è l’attrezzatura con cui ti senti più a tuo agio?

Con vento forte sicuramente l’HiFi, un C-kite puro che mi permette di esprimermi al meglio nel Freestyle: è lento a sufficienza durante le manovre e mi consente di uscire in sicurezza e tenere i bordi anche in condizioni di overpower. In condizioni più light uso invece l’NV, un’ala con cui posso fare tutto dal Big Air al Freestyle al Wave.

–  Dopo il Venezuela che cosa ti aspetta?

Torno in Italia e precisamente in Calabria per un progetto d’insegnamento del kite a bambini dai 9 ai 12 anni. È una cosa a cui tengo molto e che mi da una soddisfazione incredibile. Io ho iniziato a fare kitesurf a 9 anni e questo sport non solo ha cambiato la mia vita ma ha anche trasformato il mio carattere: prima ero timido, non parlavo con nessuno ed ero abbastanza insicuro. Il kitesurf mi ha dato sicurezza perché in mare sei da solo e te la devi saper cavare. Inoltre mi ha permesso di aprirmi agli altri, diventare più socievole, mi ha dato anche una disciplina. Insegnare ai bambini mi piace tantissimo e vorrei tentare di trasferire anche a loro tutti questi valori, oltre a rompere questa barriera di uno sport che sembra essere estremo ma che in realtà con gli strumenti giusti può coinvolgere tutti fin da piccoli e regalare un sano divertimento. Questi bambini mi aspettano e quasi ogni giorno mi mandano messaggini dicendomi che non vedono l’ora di cominciare. Io sono entusiasta perché loro sono il futuro.

– Altri progetti a lungo termine?

A ottobre sarò sicuramente al Sardinia Grand Slam che come evento di casa qui in Italia non si può assolutamente perdere. Poi avrei già da tempo un’idea per un progetto ma con i rider italiani fatico ancora a realizzarla. Ho in mente una formula: 5 rider a girare lungo le coste italiane raccontando gli spot, ma anche sé stessi come atleti e come persone. Mi sembra un concept buono ma non trovo in giro la voglia di condividerlo. Mi sembra assurdo. Nella mia carriera sono stato in team internazionali e frequentato i migliori atleti che all’estero hanno idee creative e si mettono insieme per realizzarle. Solo così si trovano i budget. Qui in Italia a parte Gabriele Garofalo che sono riuscito a coinvolgere per un breve periodo non ho trovato fino ad ora nessun altro. Ma non demordo.