Come sono diventato un kiter “evoluto” in 5 giorni

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Reportage

Come sono diventato un kiter “evoluto” in 5 giorni

Il mio resoconto dell’Evolution Clinic Iko organizzato dalla NewKiteZone di Agostino Martino a Punta Pellaro (Rc): un’esperienza didattica e umana intensa e per certi versi sorprendente che allarga gli orizzonti del kitesurf a 360 gradi, permette di migliorare la propria tecnica e sperimentare nuove manovre con il giusto approccio.

Uno degli aspetti più interessanti del kitesurf è che si tratta di uno sport al tempo stesso facile da imparare, ma anche complesso e tecnico per chi vuole progredire e sfruttarne appieno tutte le potenzialità. In realtà dà grandi soddisfazioni fin dai primi bordi, eppure non ci vuole molto a capire che si tratta di una disciplina dalle mille sfaccettature che consente di misurarsi con un’ampia gamma di attrezzature, stili, manovre e tecniche di riding.

Naturalmente per crescere come kiter serve il giusto approccio, ossia la voglia di migliorarsi, di alzare il livello a ogni uscita alimentando le proprie ambizioni e sfidando i propri limiti. Purtroppo non sempre tutto questo è possibile per mancanza di tempo libero che riduce le ore di pratica, condizioni meteo inadeguate nel proprio home spot, preparazione fisica approssimativa, e così via. Questo spiega come mai ci sono tantissimi kiter intermedi che magari si cimentano in salti e rotazioni ma che hanno pochi trick in repertorio oppure sono carenti per esempio sulle dinamiche di volo di un kite o sul corretto trim delle attrezzature.

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Vado, miglioro e torno

Io appartengo a quest’ultima categoria e oltre che un appassionato praticante sono anche un istruttore, nonché un giornalista che cerca di divulgare questa disciplina. Ecco perché quando Agostino Martino della NewKiteZone di Punta Pellaro mi ha chiamato per dirmi che organizzava l’Evolution Clinic Iko dal 15 al 19 giugno, mi si è accesa la lampadina e ho deciso di prendervi parte. Questo corso infatti prevede cinque giorni di training intenso con lezioni personalizzate sulla base dei propri obiettivi, metodi di insegnamento avanzati, approfondimenti su molti aspetti tecnici e soprattutto ore e ore di session in acqua con radio tutoring e video debriefing: “eccola, la mia opportunità di raggiungere un livello più alto nel kitesurf!”, mi sono detto. Quello che segue è il mio resoconto di questa esperienza.

Preparo il kitebag per la trasferta che include un’ala da 12 metri Excellence Ultimate Kiteboarding e una North Evo da 10 metri, la mia fedele tavola twintip Nobile 666, trapezio, leash, caschetto e impact vest, muta da 4 mm, lycra, occhiali da sole con cinghietto, crema solare ad alta protezione, barrette energetiche e integratori. Partendo da Roma potrei prendere un volo per Reggio Calabria, ma volendomi fermare qualche giorno in più nella zona dello Stretto e fare qualche giro turistico decido di scendere in macchina. A proposito, ma la Salerno-Reggio Calabria non doveva essere un incubo? In realtà è un’autostrada scorrevole, semi-vuota e nei tratti che si affacciano sul mare veramente suggestiva.

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Stretto di Messina, vento a volontà e panorama mozzafiato

Arrivo a Punta Pellaro il giorno precedente all’inizio del corso per riposarmi dal lungo viaggio e ambientarmi. E’ passato più di un anno da quando ho visitato la NewKiteZone che nel frattempo è diventata un bel centro sportivo con una nuova sede, attrezzature Cabrinha e servizi migliori che comprendono spogliatoi, docce, bagni, un bar, rimessaggio per l’equipaggiamento, compressore e area tecnica per armare e lanciare i kite.

Il vento invece è sempre quello: forte, solido, costante, alimentato da quel meraviglioso “ventilatore” naturale che è lo Stretto Di Messina, una delle aree più ventose del Mediterraneo. Approfitto dei 20 nodi di Maestrale per entrare subito in acqua, risvegliare i miei muscoli intorpiditi e godere del panorama mozzafiato dominato dall’Etna con il suo “cappello” di nuvole bianche in testa. E’ bello vedere questo tratto di costa a un passo dalla città pieno di ali colorate.

Le ore scorrono via così tra un’uscita e l’altra, chiacchiere e risate con Agostino e la sua crew e piatti di frutta e snack a reintegrare le calorie dissipate nelle varie session. Non voglio stancarmi troppo perché so che i giorni a venire saranno molto intensi, quindi la sera mangio una pizza veloce e vado a letto presto in un comodo alloggio proprio di fronte la scuola.

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Il corso per rider esperti targato Iko

La sveglia l’indomani suona alle ore 7. Fatto il pieno di energie, arrivo alla NewKiteZone. Ci siamo: il mio Evolution Clinic Iko sta per cominciare e sono emozionato. Il sole picchia forte già di prima mattina e ci sistemiamo tutti sotto il “ragno” che sarà la nostra aula attrezzata con tavoli, sedie e lavagna. Agostino presenta ufficialmente il corso, racconta cos’è la Iko (International Kitesurf Organization) e spiega come saranno organizzate le nostre giornate. A ciascuno dei partecipanti consegna quindi il manuale dell’Evolution Clinic sia in lingua inglese che in italiano, la cui traduzione ha curato personalmente. Dopodiché invita ciascuno di noi a presentarsi, raccontando chi siamo, da quanto tempo pratichiamo il kite, qual è il nostro attuale livello e soprattutto perché siamo qui e quali sono i nostri obiettivi. Scopro così chi sono i miei compagni di corso.

Con me ci sono Paolo, un medico di Firenze che è arrivato al kite da qualche anno dopo avere praticato per molto tempo motociclismo su pista e fuoristrada e Cristiano, un rider di Roma che ha cominciato nel 2010 e che è venuto qui a Punta Pellaro con il camper portando la moglie e i suoi tre figli. Due di loro, Mirco e Lele, sono poco più che principianti e seguiranno solo una parte del Clinic con noi. A parte i ragazzi, noi adulti siamo pressappoco allo stesso livello e abbiamo obiettivi molto simili: riding più solido ed efficace in tutte le condizioni, cambi di direzione avanzati, padronanza del pop, salti e rotazioni su entrambe le mure e primi approcci allo stile unhooked.

Agostino ci spiega la formula di questo corso che pur avendo un programma preciso è in realtà una sorta di “contenitore” pronto a plasmarsi sulle singole esigenze dei partecipanti e il fatto che i nostri obiettivi siano più o meno simili è un grande vantaggio per noi in termini di lavoro di squadra, progressione e materie da approfondire. Sono contento: migliorare assieme agli altri è molto più efficace, in parte ci si aiuta, in parte si crea quel sano spirito competitivo e un po’ goliardico essenziale per sbloccarsi, superare i propri limiti e “tirarsi” a vicenda.

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I capisaldi per crescere: sicurezza dello spot e meteorologia

In questo primo giorno il vento è girato in Scirocco ed è moderato. L’Evolution Clinic Iko prevede anche una serie di attività collaterali in caso di no-wind che nel nostro caso vanno da sessioni di wake con la barca all’utilizzo dell’hydrofoil. In accordo con Agostino decidiamo però di concentrare in giornata la maggior parte delle lezioni teoriche in modo da essere freschi e avere più spazio per le sessioni in acqua in programma nei prossimi giorni.

Affrontiamo così per prima cosa lo studio dello spot, il corridoio di lancio, le zone di sicurezza e i segnali di delimitazione delle stesse. Individuiamo gli ostacoli, le zone di turbolenza e i riferimenti da tenere durante la navigazione. Poi Agostino ci illustra come si svolgeranno le session in acqua rispettando un circuito per agevolare il lavoro di radio tutoring e di riprese video.

Passiamo quindi allo studio dei venti e alla meteorologia di questo tratto di costa. Lo Stretto di Messina da questo punto di vista con l’incrocio di due mari, lo Ionio e il Tirreno, e la vicinanza tra il continente e la Sicilia, è una palestra naturale formidabile per approfondire questi argomenti: le formazioni nuvolose, la loro altezza, il colore e lo sviluppo, la presenza di fronti, le correnti, le maree, i venti principali, le raffiche, i regimi di brezze sotto costa e il vento termico. Sono nozioni spesso sottovalutate dai kiter ma che in realtà sono fondamentali non solo per sfruttare al meglio i fenomeni atmosferici di un determinato spot, ma anche per prevederne l’evoluzione e navigare sempre con coscienza e in sicurezza, trasformandoci da semplici rider in veri marinai.

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Conoscere e trimmare le attrezzature

Dopo una breve pausa passiamo il pomeriggio a studiare il corretto trim delle attrezzature. Per farlo Agostino ci chiede di armare ciascuno il nostro set di ali e barre. Paolo utilizza kite North Dice nelle misure 7, 9 e 13 e tavola twintip North Hadlow, mentre Cristiano ha un set di Switch nei modelli Method (7), Element IV (9) e Combat II (11) e tavola twintip Nobile Nhp. Agostino tira fuori la sua attrezzatura Cabrinha. Passiamo al setaccio ogni ala esaminandone materiali, cuciture, valvole, forma, tips e Agostino ci illustra in dettaglio le differenze e come trimmare al meglio ogni modello in base alle condizioni e alle personali esigenze. Poi ci occupiamo delle barre confrontandole e verificando la lunghezza delle linee, i sistemi di sicurezza, le misure e il depower. Anche in questo caso osserviamo i materiali, le rifiniture, gli snodi, le impalmature dei cavi, il diametro, i trefoli e i terminali. Agostino ci spiega i vari tipi di settaggio della barra, da quello oldschool a quello freeride a quello wake style.

Quindi passiamo alle tavole concentrandoci su shape, materiali e misure. Agostino risponde alle nostre mille domande soffermandosi sulla corretta nomenclatura delle varie parti e chiarendoci ogni dubbio su angolazione e larghezza dei footstrap, così come sulla forma e la lunghezza delle pinne, l’uso dei boots, le differenze tra i vari tipi di stance e come influenzano il nostro riding e le manovre.

Arriviamo a fine giornata stanchi ma con una valanga di conoscenze in più sulle nostre attrezzature e la coscienza di poterle da oggi in poi padroneggiare e adattare alle nostre esigenze. Ma anche con la consapevolezza di avere spazzato via molti pregiudizi sulle attrezzature frutto del classico passaparola e il desiderio di sperimentare nuovi materiali alla ricerca del perfetto feeling.

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Imparare l’arte del pop

La giornata successiva viene impostata sulla base delle condizioni meteo: c’è sempre Scirocco, ma oggi si presenta rafficato con salti da 0 a oltre 25 nodi. In compenso l’acqua è super flat. Siccome la direzione è side off, serve il gommone per effettuare eventuali recuperi. Ne approfittiamo per ripassare come si prepara: gonfiaggio, installazione del fuoribordo sullo specchio di poppa, verifica delle dotazioni di emergenza, collegamento del propulsore al serbatoio di carburante e accensione. Tutto pronto, si può iniziare.

Il programma della mattina prevede l’approfondimento delle tecniche di sicurezza, in particolare il self rescue che ciascuno di noi prova sia a terra che in acqua. E’ una manovra che già conoscevo, ma Agostino aggiunge degli elementi per me inediti ed efficaci, come la tecnica per riavvolgere i cavi in tensione utilizzando la barra come leva oppure la posizione da assumere con il corpo per navigare con la sola ala, dove tenere esattamente la briglia con la mano e come riuscire a navigare di bolina larga.

Altre tecniche di emergenza che affrontiamo sono il recupero di una tavola alla deriva e quello di un altro rider in difficoltà utilizzando il body drag. Infine Agostino ci insegna un interessante metodo, detto S-Mart, che ha personalmente messo a punto per il corretto trim del depower in fase di decollo dell’ala.

Una volta asciugati e rifocillati, ripartiamo con una delle lezioni più attese: l’esecuzione del pop. Prima di entrare in acqua per provarlo, Agostino ci fa tornare in aula e comincia a spiegarci il corretto assetto del corpo in navigazione e soprattutto come padroneggiare le rotazioni dello stesso per eseguire questo e la maggior parte degli altri trick. Dopodiché ci illustra la manovra con l’aiuto di video tutorial segmentandola nei vari momenti di esecuzione e concentrandosi sui fattori fondamentali e gli errori più comuni.

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Eseguire, rivedersi, correggere gli errori

E’ ora di entrare in acqua. Il vento rafficato ci mette a dura prova e con l’occasione rivediamo come gestire il kite in questa che è una delle situazioni più pericolose per la pratica di questa disciplina sia in acqua che a terra. Come decollare l’ala, dove posizionarla nella finestra di volo, come mettersi in sicurezza, come assicurare il kite a terra anche in previsione di un repentino cambio di direzione di vento, Agostino non si risparmia su nulla.

Ognuno di noi entra in acqua uno alla volta ed esegue più volte la manovra mure a dritta mentre Agostino ci filma con una telecamera dotata di zoom registrando ogni dettaglio, dalla postura del corpo, all’assetto sulla barra, alla posizione del kite, alle scie lasciate sull’acqua dalla tavola. Proviamo e riproviamo finché c’è luce e alla fine siamo soddisfatti. Insomma ognuno ha dato il massimo.

Il giorno successivo dopo colazione l’aula del nostro Evolution Clinic si trasforma in una sala di proiezione. Agostino ha passato la sera precedente a visionare tutte le nostre riprese, tagliando, montando e prendendo appunti che con nostro grande interesse ci vengono snocciolati con l’aiuto di zoom, pause e slow motion. Ciascuno di noi viene “radiografato” su tutto il lavoro svolto in acqua e non mancano naturalmente le sorprese, in bene e in male.

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Agili e resistenti: il segreto è il warm up

La mattinata prosegue con un approfondimento su aerodinamica e finestra di volo, vento reale, relativo e apparente, dopodiché Agostino ci illustra come verificare la tensione delle linee di una barra e come intervenire in caso di asimmetrie.

Dopo la pausa pranzo arriva il momento di sfruttare il Maestrale che soffia già da qualche ora sui 20 nodi. Il programma prevede di lavorare ancora sul pop alla luce del video debriefing, modificando per alcuni di noi il set up di ali e tavola e inserendo nella session anche andature in toeside e cambi di direzione con power jibe. Prima di entrare in acqua tuttavia procediamo con la fase di warm up: il team dell’Evolution Clinic ha messo a punto una serie di esercizi specifici per i rider e saranno preziosi viste le oltre tre ore che passiamo in acqua a provare manovre con un chop piuttosto vigoroso. Il livello di stanchezza a fine giornata è pari solo alla fame accumulata che saziamo con una bella cena a base di pesce, commenti su quanto vissuto e buoni propositi sui restanti giorni di corso.

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Istruiti in acqua via radio

Il quarto giorno ci vede affrontare nella prima mattina le regole di precedenza e la segnaletica internazionale, quindi l’esecuzione delle manovre di auto decollo e atterraggio del kite. Il Maestrale soffia sempre forte, troppo per la mia Evo di 10 metri,  quindi decido di utilizzare una vela Cabrinha di 8 metri (il corso è anche una ghiotta occasione per testare le attrezzature dei brand che sponsorizzano le scuole). Gli obiettivi di oggi sono eseguire il pop con richiamo dell’ala su entrambe le mure, quindi provare backroll e frontroll, con e senza grab. Come al solito Agostino illustra le basi della manovra, guardiamo video tutorial e riprese dei clinic precedenti per fissare punti critici e possibili errori. Poi entriamo in acqua a provare: il radio tutoring è fondamentale per ottimizzare il lavoro e sfruttare appieno l’esperienza di Agostino. Paolo e Cristiano sono due compagni eccezionali, motivati ed entusiasti.

La giornata prosegue con un downwind di qualche miglio attraverso lo Stretto: un’esperienza davvero suggestiva che permette di saggiare le condizioni impegnative di questo tratto di costa quanto a vento e correnti, nonché districarsi con l’intenso traffico marittimo di barche a vela, traghetti, navi da crociera e portacontainer. Alla fine siamo tutti un po’ provati: Agostino ne approfitta per illustrarci una serie di esercizi di streching specifici per i kiter, da eseguire prima di andare a letto.

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Il lavoro di gruppo aiuta a superare i propri limiti

Siamo arrivati al quinto e ultimo giorno del corso. Ormai il gruppo è affiatato: si lavora insieme, si ride e si scherza come vecchi amici. Il Maestrale nelle prime ore della mattina è moderato, quindi ci occupiamo della cura e manutenzione delle attrezzature. Agostino ci spiega come preservare i nostri kite e barre dopo ogni session, quindi ci mostra come riparare eventuali danni al ripstop o eventuali fori nei bladder. Un suo cliente ha portato un’ala con una valvola rotta: la ripara di fronte a noi con un metodo super collaudato.

Il pomeriggio invece è solo azione in acqua: down loop sui cambi di direzione e primo approccio allo stile unhooked con una serie di esercizi propedeutici per abituarsi e contrastare al meglio il tiro dell’ala. Quando usciamo dall’acqua siamo tutti esausti, ma elettrizzati e sorpresi dai nostri progressi. Alcuni di noi hanno raggiunto i propri obiettivi, gli altri hanno ricevuto le nozioni necessarie e tutti gli strumenti per lavorare nei prossimi mesi in autonomia e sicurezza, secondo i propri tempi.

Tutti andiamo via contenti di avere allargato i nostri orizzonti di questo meraviglioso sport che è il kitesurf, sperimentato nuove manovre e stretto belle amicizie. Soprattutto abbiamo scoperto il giusto approccio che serve a migliorarsi. Insomma ora siamo kiter evoluti, parola di Iko.

Guarda la video intervista ad Agostino Martino: