Bretagna, terra di vela

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Itinerari marinari

Bretagna, terra di vela

La costa Nord Ovest della Francia è un concentrato di cultura del mare tra villaggi di pescatori, porti scuole nautiche e cantieri navali. Una proposta di itinerario in questi suggestivi territori.

Terra di marinai, corsari e pescatori la Bretagna è la regione più marittima della Francia e sede di alcuni dei poli nautici più importanti di tutta Europa. Questo sperone di terra che si lancia nell’oceano Atlantico con le sue coste frastagliate, le scogliere di granito rosa spazzate dalle onde, le lunghe spiagge costellate da baie e insenature, gli innumerevoli dedali di isole e isolotti battuti dal vento e dalle correnti, è un vero e proprio concentrato di porti e porticcioli, vecchi borghi di pescatori, arsenali, antichi fari, scuole di vela, cantieri e studi di progettazione navale.

Del resto sul rapporto con l’oceano si fonda il carattere fiero e spigoloso dei bretoni, un popolo “nato con l’acqua del mare intorno al cuore”, come recita un proverbio locale, e a cui appartengono celebri esponenti della nautica contemporanea. Nelle pagine che seguono proponiamo un itinerario nei luoghi di questa porzione di Francia che per la loro storia e per il legame con il mare, costituiscono per il velista un’inestimabile fonte di ispirazione.

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Dalle razzie corsare alle imprese di Tabarly

Quella della Bretagna è una tradizione marinara che ha origini antiche. Le sue coste già in epoca romana hanno fatto da sfondo ad alcune delle più celebri battaglie navali della storia, come quella di Vannes, dove nel 56 a.C. la tribù celtica dei Veneti che aveva fondato questo porto commerciale venne sconfitta dalla flotta romana durante un conflitto nel quale colarono a picco oltre 200 navi in un solo giorno. E ancora nel 1500 la Bretagna diventò la prima produttrice mondiale di tele di lino e di canapa per la realizzazione delle vele delle imbarcazioni. La geografia stessa della Bretagna, la sua apertura sulla Manica e la sua posizione di guardia sulle principali rotte marittime che passavano al largo della Cornovaglia, nel corso dei secoli hanno dato alla regione una straordinaria importanza strategica. Intorno alla metà del XVII secolo, nella fase di massima espansione commerciale delle principali potenze navali europee verso l’oriente, venne fondata a Port Louis, nella Bretagna  del Sud, la Compagnia Francese delle Indie Orientali, una delle più grandi imprese marittime dedita al commercio di spezie, sete e tè, importati dall’Asia.

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Qui la vela è uno stile di vita

Una tradizione costruita sul mare che ha raggiunto l’apice nella cosidetta “età dei corsari”, tra la fine del XVII e l’inizio del XIX secolo, quando marinai bretoni venivano ingaggiati dal re di Francia con la “lettera di corsa” che li autorizzava a catturare le navi mercantili nemiche, inglesi, olandesi e spagnole, e recuperare i loro preziosi bottini  destinati a finanziare le guerre di espansione e i traffici commerciali. In una terra che vanta un legame così profondo e secolare con il mare e la navigazione, è altrettanto forte il rapporto con la vela. Qui questa disciplina è più di uno sport, è un elemento inscindibile del paesaggio e uno stile di vita che segna la quotidianità della gente. Non è un caso che in Bretagna sia nata una delle più famose scuole di vela, Les Glènans, che questa terra abbia dato i natali a celebri personaggi della vela moderna, uno su tutti il navigatore Eric Tabarly, che queste coste siano legate ad alcune delle competizioni veliche più importanti del panorama mondiale e che nei cantieri navali bretoni si concentri l’avanguardia della ricerca in termini di progetti, materiali e tecniche costruttive.

La vela bretone però non è solo quella delle regate. A partire dagli Anni 60 la diffusione della navigazione da diporto ha portato a una costante crescita delle immatricolazioni di imbarcazioni che in questi luoghi rappresentano ormai un quarto di quelle totali della Francia, pari a circa 182.000 unità.

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Brest, la pesca e la Festa del mare

Una ricognizione alla scoperta delle coste bretoni potrebbe partire da Brest. Città di antica tradizione marinara, già attivo porto all’epoca romana, Brest è infatti una delle più importanti basi navali della Francia. Si affaccia su una rada profonda e protetta, uno specchio di acque tranquille di oltre 150 chilometri quadrati facilmente navigabile tutto l’anno e che si collega all’incantevole Mare d’Iroise, e all’Atlantico. Il ruolo di Brest è da sempre connesso alla Marina, è infatti la Prefettura Marittima dell’Atlantico (cioè da qui vengono comandate tutte le operazioni navali che si svolgono in questo oceano).

Oltre al porto militare, con l’Arsenale che d’estate diventa un museo e la sede dei sottomarini, e al porto commerciale con il suo centro cantieristico, qui sorge il marina turistico Moulin Blanche, il più grande della Bretagna, con 1.460 posti barca. Brest ospita sia il Museo Nazionale della Marina che l’Università del Mare, ma una delle sue attrazioni più importanti è Oceanopolis, uno degli acquari più grandi d’Europa che nella sua bizzarra forma di granchio presenta 42 acquari con oltre 10.000 animali e 1.000 specie diverse. Ogni quatto anni, inoltre, Brest ospita la grande Fête de la mer, des bateaux et des marins, evento unico al mondo che attira migliaia di visitatori. Sempre in tema di mare e di vela in particolare, in questo suggestivo porto fa scalo la Solitaire du Figaro, una delle più dure regate d’altura a tappe riservata ai solitari.

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I velisti solitari di Douarnenez

Procedendo verso Sud, un’altra località ricca di spunti velici è Douarnenez, un piccolo e suggestivo porto situato nel dipartimento del Finistère. Anche qui barche, arte marinaresca e navigazioni a vela sono pratica e cultura quotidiana. Gli abitanti di Douarnenez sono per lo più pescatori. Una tradizione, quella della pesca, che si rinnova ogni giorno con il via vai dei pescherecci in porto durante la notte fino alle prime luci dell’alba, quando inizia l’asta del pesce. Alla pesca e alle imbarcazioni classiche è anche dedicato il celebre museo galleggiante di Port-Rhû.

In epoca medievale a fare la fortuna di Douarnenez era stata l’attività di esportazione della tela utilizzata per le vele delle barche, in particolare quella tessuta a Locronan-Lokorn, un comune poco distante. Anche la vela da queste parti è praticata intensamente, soprattutto come disciplina sportiva. La baia di Douarnenez, infatti, oltre a ospitare celebri regate d’altura come il Circuit Gran Prix dei 60 piedi Imoca, il Defi Petit Navire e il Mini Fastnet, che vedono in gara i più forti skipper internazionali, accoglie anche una speciale scuola di vela dedicata all’oceano e a coloro che lo sfidano in solitario. Si tratta del Pôle Douarnenez 6,50, un centro di addestramento alla navigazione d’altura in solitario a bordo dei Mini 6,50, classe che costituisce il trampolino di lancio per le grandi competizioni oceaniche. Nata nel 2004 e appoggiata al circolo nautico Winches Club de Douarnenez, la scuola ha infatti l’obiettivo di fornire ai velisti che intendono cimentarsi in questo tipo di competizioni, le competenze specifiche per l’allestimento dello scafo e delle attrezzature, le tattiche di regata, la meteorologia, la sicurezza, l’alimentazione, la gestione del sonno e la risoluzione dei problemi tecnici.

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L’isola di Ouessant sulla via dei fari

Se da Brest si fa rotta verso Nord, un’altra esperienza che può incuriosire il velista in visita alla terra bretone è certamente la “via dei fari” (Route des Phares et Balises), un suggestivo itinenario alla scoperta dei numerosi guardiani del mare disseminati lungo questo tratto di costa, tra i più insidiosi al mondo. È in Bretagna, infatti, che nasce la figura del guardiano del faro, mestiere riservato in passato agli ex poilus (i soldati della Prima Guerra Mondiale), anche se oggi l’automazione generalizzata ha reso ormai inutile la presenza umana all’interno di queste strutture (l’ulti ma a chiudere è stata il faro di Kereon, arroccato sullo scoglio di Men Tensel). Uscendo dal porto turistico di Brest, il Mulin Blanc, la prima sentinella che appare alla vista è il faro di Portzic, una torre ottagonale in pietra che risale al 1848.

Sempre lungo la costa Nord, incastrato tra le rovine di un’abbazia benedettina del XVI secolo, c’è il faro di St. Mathieu, un torrione bianco con la parte superiore rossa sopravvissuto ai saccheggi della rivoluzione francese. Proseguendo si individuano facilmente il faro di Kermorvan, caratteristica e imponente torre quadrata che si erge sull’omonima lingua di terra, di fronte al piccolo porto di Conquet, La Jument, faro ancorato alle rocce con solidi cavi d’acciaio o ancora il faro di Nividic che possiede, sopra la lanterna, una piattaforma d’atterraggio per elicotteri. Avanzando verso il mare aperto, all’orizzonte appare l’affascinante quanto insidiosa isola di Ouessant.

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“Chi vede Ouessant vede il suo sangue”

Lunga circa 8 chilometri e larga 3,5, quest’isola a forma di chela situata lungo la costa Nord occidentale, è un punto di riferimento per le oltre 50.000 navi che ogni anno entrano nel canale della Manica. Tra Ouessant e la vicina isola di Molène le correnti sono tra le più forti d’Europa e possono raggiungere anche i 9 nodi. Nei mesi più freddi di qui passa la terribile fromveur (in bretone “il grande torrente”), una ramificazione della Corrente del Golfo che in passato ha causato numerosi naufragi. A Ouessant i fari sono addirittura cinque, tra i quali Le Stiff, tra i più antichi di Francia (risale al 1695) e Le Creach, uno dei più potenti del mondo con la portata luminosa di 80 miglia. In generale comunque i fari sono talmente radicati nella cultura bretone che al largo della penisola di Quiberon, per esempio, non si dice “prendere un colpo di sole”, ma “credersi il faro della Teignouse”, ovvero bianco con il naso rosso. Fari a parte, l’isola di Ouessant riassume l’asprezza e il fascino selvaggio di tutta la costa bretone. Il vecchio adagio locale “Qui voit Ouessant voit son sang” (chi vede Ouessant vede il suo sangue) esprime chiaramente il timore ispirato dalle correnti, dagli scogli affiornati e dai venti che qui possono soffiare fino a oltre 100 nodi.

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Borghi marinari e scali di multiscafi

Sempre nel dipartimento di Finistère, si trova il suggestivo porto peschereccio di Concarneau. Il mare e la pesca fanno parte del patrimonio culturale di tutta la Bretagna. Praticando la pesca costiera, la pesca d’altura, la grande pesca e la pesca dei crostacei, i marinai bretoni hanno saputo adattare il loro mestiere e diversificare la produzione nel corso degli anni. Per avere un’idea di questa millenaria cultura dedicata alla pesca Concarnau è il luogo ideale.

Urbanisticamente la città si sviluppa attorno al suo porto e alla Ville Close, un isolotto fortificato sede di numerose attività commerciali ed artigianali. Tra gli eventi principali della stagione estiva c’è la Fête des Filets Bleus che si svolge la penultima o l’ultima domenica di agosto. Istituito nel 1905, l’evento ricorda l’inizio del secolo scorso quando la pesca alle sardine stava attraversando un periodo difficile e per ingannare il pesce e catturarlo fu deciso di dipingere le reti di blu.

Un’altra attrattiva di questa cittadina è il Musée de la pêche situato nella cinta della città, presenta su 1.500 metri quadrati la storia e le tecniche di pesca marittima di tutti i mari del mondo, dalla preistoria ai giorni nostri. Sempre a Sud di Brest, dopo Concarneau si incontra Lorient, un altro porto francese situato nel dipartimento del Morbihan e dove fa tappa la Volvo Ocean Race, celebre giro del mondo a tappe in equipaggio. Ma qui ha sede anche l’associazione dei cabinati oceanici Mini 6,50 e inoltre si producono importanti componenti nautici: dagli accessori Plastimo, alle vele Ullman, agli alberi in carbonio della Lorima.

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La città della vela: omaggio a Tabarly

A Lorient si trova anche la Cité de la Voile, uno spazio dedicato alle regate oceaniche e a Eric Tabarly, scomparso nel 1998. Costruita a ridosso dei grandi bastioni realizzati dai tedeschi per ospitare i sommergibili nella Seconda Guerra Mondiale, questa importante esposizione si sviluppa su circa 6.000 metri quadrati di superficie e comprende anche un approdo interno dove sono ormeggiate alcune delle imbarcazioni appartenute a Tabarly, tra le quali alcuni suoi Pen Duick.

Ma Lorient, insieme alla vicina Trinitè sur Mer, nella baia di Quiberon, è un polo importante anche per i multiscafi, ai quali sono dedicati innumerevoli studi di progettazione e cantieri specializzati. In questi bacini non a caso sono nate barche da record come i maxi trimarani Banque Populaire V e Groupama 3. Lungo queste coste si eseguono anche i collaudi e le navigazioni sul filo dei 50 nodi della barca a vela più veloce del pianeta, l’Hydroptère di Alain Thébault. Qui ancora hanno sede alcuni dei cantieri più famosi al mondo specializzati in catamarani da crociera: Nautitech, Catlantech e Alliaura Marine. A testimonianza del legame di Lorient con i multiscafi, lo scorso aprile è stato inaugurato il Salon Atlantique du Multicoque, la prima mostra dedicata esclusivamente ai multiscafi.

Record in oceano: si parte da qui

Ouessant è altrettanto celebre in campo velico perché definisce insieme a Cape Lizard, in Inghilterra, la linea di partenza immaginaria del Trofeo Jules Verne, il giro del mondo senza scalo ideato nel 1993 dal navigatore francese Bruno Peyron e ispirato al romanzo Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne, altro bretone doc, nativo di Nantes. Sempre questa linea immaginaria segna il punto di partenza e di arrivo per quelle imbarcazioni che si cimentano nel tentativo di battere il record di traversata a vela del Nord Atlantico. In questi paraggi sfilano anche altre celebri regate, come per esempio la Transat Jacques Vabre, transoceanica dalla Francia alla Costa Rica che parte dalla vicina Le Havre, in Normandia.

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La scuola di Glènans e St. Malo, la città corsara

Salendo ancora lungo la costa settentrionale affacciata sulla Manica, un appassionato velista in visita in Bretagna non può lasciarsi sfuggire una visita a quella che è una vera e propria icona dell’apprendimento della disciplina velica, Les Glènans. Prima scuola di vela in Europa, è nata nel 1947 nell’arcipelago di Les Glenans e ancora oggi è uno dei più importanti centri per l’apprendimento di questa disciplina sportiva. Molti dei più grandi skipper francesi hanno frequentato i suoi corsi. La base principale è a Paimpol, scelta per la difficoltà del suo specchio d’acqua: qui si impara l’arte di “sfiorare gli scogli”, come dicono i bretoni. Paimpol infatti si affaccia su una zona di navigazione magnifica ma anche insidiosa, con forti escursioni di marea e correnti che si snodano in un dedalo d’isole, scogli e secche. Condizioni che fanno di questa base il luogo ideale per la formazione.

L’ultima tappa di questo viaggio in terra bretone può essere la spendida cittadina di St. Malo. Affacciata sulla Manica, è un porto rinomato per il suo passato corsaro e per gli imponenti bastioni che la circondano. Nel XVII e XVIII secolo era infatti uno dei principali scali della Francia e fu proprio in questo periodo che fu costruito un sistema di mura e fortificazioni per scongiurare la minaccia dei predoni inglesi.

Oltre alle suggestioni paesaggistiche, St. Malo è da sempre legata alla vela: costituisce lo scalo di arrivo della Transat Quèbec-St. Malo, regata transatlantica in equipaggio, ma da qui partono anche la Route du Rhum, transatlantica in solitario con traguardo i Caraibi e il Tour de Bretagne riservato alla classe Figaro. Il nostro itinerario sulla scia delle suggestioni veliche bretoni termina qui. Non resta che partire e toccare finalmente con mano.

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Maree: l’incessante respiro dell’oceano

Uno dei fenomeni marini che contraddistingue le coste della Bretagna sono le imponenti escursioni di marea, le seconde al mondo per ampiezza dopo quelle del Canada. Da Ovest verso Est l’escursione di marea aumenta fino a raggiungere il massimo nella baia di Mont St. Michel, isolotto che ospita l’omonima abbazia dove la differenza tra alta e bassa marea è di circa 12 metri: uno spettacolo naturale che attira visitatori da tutto il mondo. Il suggestivo fenomeno della marea si ripete due volte al giorno in tutta la Bretagna: il flusso, o marea ascendente, copre le spiagge e gli scogli, “annegando” di fatto il paesaggio costiero. Il riflusso, o marea discendente, segna invece il ritiro dell’acqua che abbandona sulla costa alghe, crostacei e conchiglie.

La causa principale delle maree è l’attrazione gravitazionale di Sole e Luna che agiscono sulla superficie dell’oceano Atlantico. Il Servizio Idrografico della Marina francese per indicare con immediatezza il tipo di marea, stabilisce anche un coefficiente proporzionale all’escursione che varia da 20 a 120. Per fare un esempio, se il coefficiente è elevato, ossia superiore a 110, l’escursione nel Sud della Bretagna è di circa 5 metri, mentre nel Nord raggiunge i 12 metri. Considerato che tra bassa e alta marea ci sono 6 ore e 12 minuti non si fa fatica a credere che il livello dell’acqua cambi a vista d’occhio. Evidenti sono naturalmente i problemi per la navigazione: ampi specchi d’acqua si trasformano in deserti di fango e sabbia, scogli pericolosi emergono dal mare, profondi canali diventano impraticabili. La gente del posto tuttavia è abituata al fenomeno: è comune vedere armatori che approfittano della bassa marea per fare carena alla propria barca o nugoli di piccoli velisti che si caricano sulle spalle gli Optimist per raggiungere il campo di regata o ancora decine di pescatori che a piedi, armati di cestini, raccolgono conchiglie, gamberetti e altre ricchezze del mare.

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Marinai, esploratori e velisti bretoni

La Bretagna per la sua posizione geografica e la sua storia è stata sempre una terra di navigatori. Da queste coste sono salpati a partire dal XVI secolo numerosi esploratori che hanno contribuito alla scoperta dei mari e delle terre del pianeta. Uno dei primi fu Jacques Cartier, originario di St. Malo, che nel 1534 salpò in cerca del Passaggio a Nord Ovest per raggiungere l’Asia. Durante questo viaggio e altri due successivi esplorò parti di quella che oggi è Terranova, il Golfo di San Lorenzo e vasti territori del Canada. Sempre bretone è stato Yves Joseph de Kerguelen-Trémarec, nativo di Landudal, nel dipartimento di Finistère. Questi partì nel 1971 su incarico del re Luigi XV per una campagna d’esplorazione in direzione del continente antartico in cerca della leggendaria terra australis e scoprì invece le isole nell’oceano Indiano meridionale che poi presero il nome appunto di Kerguelen.

Dal XVIII al XIX secolo la Bretagna è stata invece una fucina di corsari, marinai avventurieri assoldati dal re per depredare le navi nemiche. Tra questi Duguay-Trouin che riuscì nel 1711 a conquistare addirittura la città di Rio de Janeiro, in Brasile, e Robert Surcouf che si distinse per la cattura di un numero considerevole di navi della flotta britannica. La tradizione marinara dei corsari e degli esploratori bretoni è stata ereditata in tempi moderni da un’altra categoria di navigatori: i velisti. La Bretagna ha dato infatti i natali a personaggi eccellenti della vela oceanica. Oltre a Eric Tabarly, nativo di Nantes, sono bretoni anche Loïck Peyron (Nantes), Philippe Poupon, Jean Le Cam, Marc Guillemot (Quimper), Michel Desjoyeaux (Concarneau), Armel Le Cleac’h (Saint Pol de Léon), Vincent Riou (Pont-l’Abbé) e Alain Gautier (Lorient). A questi si possono aggiungere anche Olivier de Kersauson e Alain Gerbault che pur nati appena fuori dalla regione, qui sono cresciuti come uomini e come navigatori.