5 ragioni comuni per cui si smette di fare kitesurf

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5 ragioni comuni per cui si smette di fare kitesurf

Una volta che si è diventati rider lo si resta tutta la vita, giusto? Sì, in teoria dovrebbe essere così. Qualche volta tuttavia il destino ci riserva altri piani per la nostra vita. Vediamo quali sono le cinque cause più comuni perché si smette di fare kitesurf.

Tutti noi kiter ricordiamo perfettamente e con orgoglio la prima volta che siamo riusciti a salire sulla tavola e abbiamo cominciato a planare. È una sensazione di libertà e felicità che non dimenticheremo mai, perché da quel preciso momento è cominciata la nostra vita da rider. Da quel giorno per molti di noi sono passati diversi anni e molto probabilmente qualcosa è cambiato nelle nostre vite. Siamo cambiati noi, anche. Questo è vero soprattutto per coloro che hanno iniziato a praticare il kitesurf quando erano ragazzi e ora vanno per i 35-40 anni.

Per la maggior parte di noi il legame sviluppato con questo sport supera certamente la prova degli anni che passano. Con più o meno tempo libero a disposizione cerchiamo di stare in acqua il più possibile, magari selezionando di più le uscite per incrementarne la qualità. Perché lo facciamo? Semplice, perché ne abbiamo bisogno. Come una droga buona che ci fa essere migliori e ci fa sentire speciali. Il kitesurf tira fuori la parte migliore di noi, quella che ci fa essere in forma, ci fa mangiare bene, che ci dice di andare in spiaggia anche quando è brutto tempo per immergerci nella natura e respirare il suo profumo di libertà.

Per alcuni di noi tuttavia tutto questo a un certo punto diventa solo il ricordo di un felice passato, una dimensione solo mentale e interiore, un periodo bello a cui riandare con la memoria, ma che non è più il nostro presente. Perché si smette di praticare il kitesurf? E soprattutto è legittimo interrompere un’attività così bella che non solo ci dà benessere, ma esprime una parte genuina di noi stessi? Quanto è giustificabile interrompere un amore? Spesso non dipende solo da noi naturalmente, ma certamente molto sì. Vediamo allora quali sono le cinque ragioni più comuni perché si smette di fare kitesurf.

01. L’età che avanza

Quando siamo ragazzi siamo in grado di fare mille cose allo stesso tempo, abbiamo entusiasmo, energia, tempi di recupero ottimali. Soprattutto se ci prende una passione, siamo in grado di amarla all’infinito. Due o tre session al giorno per un giovane sono la norma e il giorno dopo può fare altrettanto. Con gli anni, anche se ci si tiene in ottima forma con allenamenti dentro e fuori dall’acqua, le nostre energie diminuiscono. L’età non cambia solo la risposta del nostro organismo all’attività sportiva. Si allargano i propri interessi, si conoscono altre cose, si stimolano nuove curiosità, si cambia anche la propria prospettiva rispetto alle attività che ci coinvolgono. Il kitesurf per alcuni semplicemente slitta nelle retrovie della classifica delle cose che dobbiamo fare. Allo stesso modo anche quando si continua a praticare il kite, con gli anni si diventa più selettivi con le uscite, si cerca la qualità delle condizioni, non si è più disposti a uscire a qualunque costo. Per non parlare di freddo, pioggia e tempo perturbato. Si diventa pigri e troppo comodi. Infine c’è un discorso di sicurezza. C’è l’esperienza ovviamente, ma anche la confidenza in sé stessi che può cedere il passo perché non ci si sente più dei giovani leoni.

02. Lavoro, professione e carriera

Per molti di noi il lavoro ci cambia la vita per sempre. Essere in ufficio dalle 9 alle 6 tutti i giorni ci assorbe una fetta importante della giornata e quando finalmente torniamo a casa abbiamo solo voglia di rilassarci. Peraltro soprattutto durante la stagione invernale le giornate sono corte e quando lasciamo l’ufficio è già buio. I più stakanovisti sono in grado di svegliarsi all’alba e magari regalarsi un paio di ore in acqua prima di cominciare la giornata lavorativa, ma sono pochi. Per il resto si aspetta il week end come una vera boccata di ossigeno. Il lavoro diventa troppo importante non solo per nostre aspirazioni professionali, ma anche per pagare le bollette e vivere dignitosamente. Il kitesurf, la vita da spiaggia, finiscono per relegarsi al periodo estivo, durante le sospirate vacanze, e il numero di uscite stagionali ha un crollo drastico.

03. Famiglia e figli

Crescere una famiglia con figli è una sfida che richiede tempo, dedizione, costanza e responsabilità. Per quanto gratificante, è un duro colpo per il tempo libero, il sonno, la vita sociale e le attività sportive che si riducono all’osso e per alcuni di noi scompaiono del tutto nel buco nero del menàge familiare. C’è sempre la possibilità che ci si scelga un partner con la stessa passione per il kitesurf, ma di solito non è mai la stessa cosa e comunque la famiglia avrà sempre la priorità sulle uscite, sulla scelta della destinazione delle vacanze, sui viaggi e sull’approccio alla disciplina. Anche indirizzare i propri figli al kitesurf può rivelarsi una lama a doppio taglio, perché se è vero che li si porta in spiaggia, hanno bisogno di noi in tutto e per tutto: dall’attrezzatura al trasporto della stessa, all’assistenza a terra e alla sorveglianza in mare. Magari in un pomeriggio di vento con i figli se riusciamo a farci un’ora in acqua è grasso che cola.

04. Incidenti gravi e malattie

Una delle ragioni per cui s’interrompe il kitesurf anche come semplice passatempo possono essere gli incidenti. Il kitesurf è uno sport per tutti, ma in certe condizioni è un’attività estrema. Se si abbassa la guardia, se si sovrastimano le proprie capacità o si sottovalutano le condizioni meteorologiche, un’uscita tranquilla può trasformarsi in un incubo. La stessa progressione della disciplina, soprattutto se si vogliono fare salti importanti, manovre aeree e trick all’ultimo grido, è piuttosto traumatica per il fisico, in particolare muscoli, tendini e ossa sollecitati dai carichi in gioco e dagli eventuali crash in acqua. Quando questo succede ai professionisti, li si vede recuperare in pochi mesi seguiti da staff di medici e preparatori atletici. Per noi comuni mortali però è diverso e un incidente al ginocchio o alla spalla può costringerci a mollare. Al di fuori dall’acqua poi non è che si è immuni dal rischio di incidenti e malattie: una caduta con il motorino, un incidente domestico, un cancro, possono stroncare la nostra carriera di kiter da un giorno all’altro.

05. Traumi psicologici

Nella nostra vita ci sono delle cose che sfuggono al nostro controllo. La nostra testa è una di quelle. Alcuni eventi particolarmente traumatici, come la perdita di un familiare o di un amico, oppure vicende o stagioni lavorative particolarmente stressanti possono metterci ko con attacchi di ansia o di panico o comunque con una condizione di malessere generale, se non anche la depressione. In queste circostanze praticare un’attività sportiva in realtà può aiutare tantissimo, ma non nella prima fase, in cui si può avere il rigetto o paura o mancanza di fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità di superare la crisi.

Smettere con il kitesurf, come si vede, può essere facile. Certo, è una perdita importante perché non si tratta solo di uno sport, ma di uno stile di vita. La stessa interruzione si può vivere con serenità, felici di essere stati comunque dei kiter, oppure con rabbia, frustrazione e rimpianto. Si cambia purtroppo o per fortuna, ma anche qui è il bello: dopo una pausa anche lunga, anche sofferta o condivisa, si può sempre decidere di tornare in acqua.