29er: lo skiff da iniziazione

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 29er: lo skiff da iniziazione

 Il 29er è una deriva tecnica rivolta per lo più ai giovani con un’associazione di classe attiva e numerosi eventi in calendario anche in Italia.

Il 29er fa parte della famiglia degli skiff, vere e proprie “macchine” a vento che hanno rivoluzionato negli ultimi anni il concetto di deriva. A bordo di queste unità con scafi di dimensioni contenute, grandi armi velici, capaci di entrare in planata anche con brezze leggere, la navigazione a vela, infatti, diventa acrobatica e molto spettacolare. Sia per le dimensioni ridotte, che perché destinata a equipaggi giovanili, tra tutti gli skiff, il 29er rappresenta una sorta di entry level, ossia una barca propedeutica a classi più grandi e impegnative.

Nato in Australia e costruito in Inghilterra

È stata disegnata nel 1997 dal progettista australiano Julian Bethwaite, lo stesso che qualche anno prima aveva firmato i piani del 49er, attuale deriva olimpica. L’idea era di creare una barca per due persone di equipaggio altrettanto veloce e divertente da condurre della sorella maggiore, ma con una velatura più piccola e uno scafo gestibile da equipaggi più leggeri (tra i 105 e i 140 chilogrammi). I primi esemplari sono stati costruiti a partire dal 1998 riscuotendo da subito un grande successo, soprattutto tra il popolo di velisti anglosassoni. Le aree di maggiore diffusione della classe sono infatti Australia, Nuova Zelanda, Inghilterra e Sud Africa. Il 29er viene costruito presso il cantiere inglese Ovington Boats, specializzato in skiff e da sempre proprietario del marchio.


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Scafo a spigolo e “terrazze” per bilanciare i pesi

Lo scafo del 29er, lungo 4,45 metri, è costruito in sandwich di poliestere e fibra di vetro. Le linee d’acqua a spigolo e strette rendono l’accelerazione fluida e immediata e sono studiate per staccare il prima possibile lo scafo dall’acqua durante la planata. Come appendici ha una deriva a baionetta e una lunga pala del timone. Integrate nello scafo ci sono poi le cosiddette “ali”, ossia delle terrazze per il bilanciamento dei pesi che portano la larghezza complessiva a 1,77 metri e permettono all’equipaggio (il solo prodiere è al trapezio) di aumentare il momento raddrizzante della barca.

Vele Neil Pryde ereditate dal windsurf

Il pozzetto è poco profondo e autovuotante e le manovre ridotte al minimo. Il boma è più alto rispetto alle derive tradizionali per consentire all’equipaggio di spostarsi agevolmente nei cambi di mure. Il 29er ha una superficie velica di 13,2 metri quadrati divisi tra randa steccata e fiocco autovirante, più altri 17 di spinnaker asimmetrico murato sul bompresso retrattile. In navigazione la randa è gestita dal prodiere, mentre il fiocco viene governato dal timoniere.

Le vele sono un concentrato di tecnologia. Vengono realizzate dalla Neil Pryde e derivano come concezione da quelle adottate nelle tavole a vela di cui la veleria statunitense è tra i leader del mercato mondiale: leggere, trasparenti, adottano come materiale un sottile strato di Mylar rinforzato da una fitta tramatura nei punti di maggiore sollecitazione. Il peso ridotto (armato pesa 90 chilogrammi) e l’albero in alluminio scomponibile in tre parti, rendono infine il 29er facilmente trasportabile.

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Una deriva per velisti agili come i gatti

Quanto alla conduzione, naturalmente la capacità di planare con pochi nodi di vento, le accelerazioni improvvise e la velocità sostenuta hanno un prezzo. Non è una barca adatta a tutti e anche per chi ha già esperienza su derive tradizionali serve un po’ di rodaggio e molte scuffie prima di navigare in sicurezza e avere il pieno controllo del mezzo. Le difficoltà di conduzione derivano dai rapidi tempi di reazione di uno scafo così leggero e instabile che obbliga l’equipaggio ad agire in tempi ristretti.

Forse classe olimpica a Rio 2016

Recentemente Bethwaite ha ideato il 29er XX, una versione che presenta lo stesso scafo del modello standard, ma offre una superficie velica maggiore (15 metri quadrati) e adotta il secondo trapezio per il timoniere. Proprio questa versione del 29er, dopo avere perso per un soffio la partecipazione alle Olimpiadi di Londra del 2012 come deriva per il doppio femminile (ha vinto il 470), dovrebbe ottenere la candidatura per quelle di Rio de Janeiro (Brasile ) per il 2016. Infine dall’estate del 2010 ne è stata lanciata sul mercato una terza versione chiamata 29er XS (con piano velico più contenuto) che è destinata agli equipaggi Under 16.

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Il 29er ha conquistato anche l’Italia

Il 29er è arrivato in Italia nel 2003, subito dopo il riconoscimento dell’Isaf, la federazione internazionale della vela. L’associazione nazionale di classe conta 60 soci regatanti e una trentina di appassionati. Le flotte più consistenti sono quelle del lago di Garda e del lago di Como, dove peraltro a Dongo (Co), sorge la scuola Skiffsailing, una delle più importanti nell’insegnamento della conduzione degli skiff. Molto attive anche le flotte del Lazio, soprattutto sul lago di Bracciano, e negli ultimi tempi il 29er si sta diffondendo anche in Campania e in Puglia. Ogni anno oltre ai vari raduni federali e al Campionato Italiano, l’Italia ospita una tappa dell’Eurocup Campionato Europeo 29er, organizzata sul lago di Garda dal circolo velico Fraglia Vela Riva. Tra gli atleti di punta del panorama italiano si distinguono i fratelli Andrea e Alessandro Savio, Maria Ottavia Raggio e Giuditta Colombi, Lavinia Tezza e Paola Bergamaschi e Lorenzo Franceschini e Riccardo Camin.